Ci sono quei giorni, in cui ti guardi allo specchio e scopri all'improvviso che sei invecchiata. C'è una ruga in più, una piega del viso che prima non c'era, gli zigomi non sono più alti, quella faccia da bambina che avevi fino a ieri, non c'è più. E non ti riconosci.
Chi è quella donna che ti guarda dallo specchio e assomiglia un po' a tua madre, per come te la ricordi tu? La guardi dritta negli occhi, sono un po' più chiari di come te li ricordavi, ma sono sempre loro. Prendi fuori tutte le tue foto... Eppure sei sempre tu, magari un po' più grassa...
E all'improvviso realizzi che sei più vicina ai 40 che ai 30 e non ti capaciti di come possa essere passato tutto questo tempo! Dentro ti senti ancora una ragazzina, che sogna cosa fare da grande. Non vuoi accettare che il tempo passa. Che, se una sera fai tardi, il giorno dopo sei in uno stato di trance. Che, se un giorno fai uno sforzo superiore alla normalità, il giorno dopo hai tutte le ossa rotte. Che hai bisogno di serenità e quotidianità, che la sera preferisci stare a casa invece che uscire, che i viaggi di lavoro sono sempre più pesanti, perché ti manca la tua casa. Che i rumori e la confusione ti danno fastidio, che il volume della musica è sempre più basso, che hai preso le manie di tua madre...
Perciò ti guardi di nuovo allo specchio. Ti dici che devi comprare una nuova crema, di quelle forti, perché quella prime rughe che usi non va più bene, che devi ricordarti di mettere la crema e il siero giorno e notte, che devi metterti una crema nutriente e rassodante in tutto il corpo tutti i giorni, che devi fare un po' di ginnastica tutte le mattine, per riprendere elasticità. E ripensi che, alla tua età, lo faceva anche tua madre. Poi esci, cambi guardaroba, compri mille trucchi che possano ridare un po' di freschezza al tuo viso, vai dal parrucchiere per cambiare taglio, una cosa che ti faccia più giovane, gli dici.
E la mattina, quando ti guardi allo specchio, ti dici che sì, hai quasi 40 anni, ma tutto sommato, anche se assomigli a tua madre, non sei poi così male per la tua età!
9 settembre 2015
30 ottobre 2014
Consigli per moderni scrittori
Dopo una certa esperienza in letture di scarso spessore, perché quelle pesanti le ho già lette e le leggo ancora per studio e lavoro, mi sento in grado di dare alcuni consigli per gli scrittori in erba che vogliono cimentarsi nella scrittura di un libro contemporaneo.
Essenzialmente sono pochi i generi "di moda" tra la letteratura cosiddetta "leggera" (quella che una volta era il feuilleton, per intenderci... o il romanzo di appendice):
Ma veniamo ai consigli. Per chi vuole cimentarsi nella scrittura di un romanzetto soft, consiglio di cominciare dai due generi che richiedono meno esperienza e meno studio. Quindi, romanzi romantici e romanzi urban fantasy. Come si può anche vedere dal numero di titoli in circolazione, questi sono i due genere più facili da scrivere. Infatti, per scrivere un romanzo erotico serve (oltre all'esperienza) un po' di sfacciataggine, che ad alcuni potrebbe mancare. Per scrivere un libro di fantascienza, occorre conoscere qualcosa di scienza o almeno documentarsi. Non che tutti gli autori del genere l'abbiano fatto effettivamente... Per scrivere un romanzo fantasy è necessario conoscere storia e mitologia, perciò richiede un po' di studio in più.
Il più facile di tutti è il romanzo romantico, perché quasi tutti abbiamo avuto esperienze romantiche.
Suggerimento: ambientatelo in un luogo e in un contesto che conoscete abbastanza bene.
Personaggi:
Il secondo genere che analizziamo è quello urban fantasy. Qui l'unica difficoltà è che bisogna conoscere un po' di miti e leggende del sovrannaturale. O meglio, per non scadere proprio nel banale ed attirarsi le ire funeste di tutti gli amanti del genere, bisogna conoscere un po' di elementi base del comportamento degli esseri che si vanno ad inserire nel libro.
Comunque, i personaggi e la storia non sono molto diversi da quelli del romanzo romantico, perché anche questo avrà uno sfondo romantico. Vale sempre il suggerimento di ambientarlo in un luogo conosciuto, così non dovrete fare ricerche geografiche! A meno di non ambientarlo in un posto totalmente inventato. Qui si può fare.
Atmosfera: un po' dark, piove spesso e il sole si vede poco.
Ambientazione: di periferia.
Personaggi:
Nel caso urban fantasy, ovviamente, dovete prevedere almeno una trilogia. Perciò evitate di far finire il primo libro! E ricordate che questi libri sono per le adolescenti un po' bruttine (tutte lo siamo state) che sperano sempre di incontrare il grande amore, non deludetele.
Ecco qua, che dire... non ci resta che provare a scriverne uno!
Essenzialmente sono pochi i generi "di moda" tra la letteratura cosiddetta "leggera" (quella che una volta era il feuilleton, per intenderci... o il romanzo di appendice):
- romanzo romantico,
- romanzo erotico,
- urban fantasy,
- fantascienza,
- fantasy.
Ma veniamo ai consigli. Per chi vuole cimentarsi nella scrittura di un romanzetto soft, consiglio di cominciare dai due generi che richiedono meno esperienza e meno studio. Quindi, romanzi romantici e romanzi urban fantasy. Come si può anche vedere dal numero di titoli in circolazione, questi sono i due genere più facili da scrivere. Infatti, per scrivere un romanzo erotico serve (oltre all'esperienza) un po' di sfacciataggine, che ad alcuni potrebbe mancare. Per scrivere un libro di fantascienza, occorre conoscere qualcosa di scienza o almeno documentarsi. Non che tutti gli autori del genere l'abbiano fatto effettivamente... Per scrivere un romanzo fantasy è necessario conoscere storia e mitologia, perciò richiede un po' di studio in più.
Il più facile di tutti è il romanzo romantico, perché quasi tutti abbiamo avuto esperienze romantiche.
Suggerimento: ambientatelo in un luogo e in un contesto che conoscete abbastanza bene.
Personaggi:
- lei è poco appariscente (non brutta, anche se pensa di esserlo) e con scarsa esperienza, un po' ingenuotta, in genere tra i 19 e i 25 anni (ma potrebbe anche averne 30 e non aver avuto molta fortuna nelle relazioni amorose, tipo Bridget Jones, per intenderci)
- lui è uno strafigo, possibilmente ricco (ma spesso alla fine del romanzo si scopre che è ricca pure lei), con molta esperienza e tanta sfacciataggine (anche se magari ha 25 anni, si comporta come un 40enne)
- l'altra: è una strafiga da paura, con esperienza e un po' stronza
- lei incontra lui e si innamora
- lui incontra lei e non la vede nemmeno, finché lei non subisce un cambiamento e lui rimane estasiato (generalmente c'è di mezzo l'effetto Cenerentola)
- l'altra mettere i bastoni tra le ruote a lei (ma potrebbe anche succedere un altro evento che tiene lontani i due)
- i due fanno l'amore (importantissimo)
- qualcosa li allontana
- tutto si risolve a tarallucci e vino!
Il secondo genere che analizziamo è quello urban fantasy. Qui l'unica difficoltà è che bisogna conoscere un po' di miti e leggende del sovrannaturale. O meglio, per non scadere proprio nel banale ed attirarsi le ire funeste di tutti gli amanti del genere, bisogna conoscere un po' di elementi base del comportamento degli esseri che si vanno ad inserire nel libro.
Comunque, i personaggi e la storia non sono molto diversi da quelli del romanzo romantico, perché anche questo avrà uno sfondo romantico. Vale sempre il suggerimento di ambientarlo in un luogo conosciuto, così non dovrete fare ricerche geografiche! A meno di non ambientarlo in un posto totalmente inventato. Qui si può fare.
Atmosfera: un po' dark, piove spesso e il sole si vede poco.
Ambientazione: di periferia.
Personaggi:
- lei è una ragazzina (età compresa tra i 15 e i 17 anni, in genere minorenne, potrebbe compiere la maggiore età durante la storia), sempre poco appariscente, un po' un maschiaccio
- lui è un po' più grande di lei, ma si comporta come un 30enne, di solito ha un sacco di esperienza perché o è un essere immortale (tipo vampiro, perché è già morto di fatto) o è un essere che vive molto a lungo (tipo lupo mannaro) o è un reincarnato (tipo angelo o simile) o ha ricevuto un addestramento da marine perché è una specie di guardia di qualcosa! Insomma, lui è quello sovrannaturale, avrete capito.
- l'altro, in genere, è il migliore amico di lei, che essendo un maschiaccio non ha amiche femmine, un po' sfigato, di solito nerd, potrebbe essere bruttino ma poi diventa un gran figo durante la storia... potrebbe però anche essere un rivale di lui o addirittura il fratello di lui!
- a volte c'è anche un'altra, che ha sempre la stessa natura di lui e quindi è una rivale molto potente
- lei viene a contatto con il mondo sovrannaturale per poi scoprire di farne parte o essere trasformata, si innamora perdutamente di lui, pur provando una certa repulsione per la sua diversità
- lui sente per lei una strana, profonda, fortissima attrazione ma per qualche motivo non può averla (inventare un motivo qualsiasi)
- lei ripiega sull'altro, a causa dell'impossibilità di stare con lui
- l'altro capisce che non può averla, viene trasformato o muore
- i due devono salvare il mondo, la loro comunità, o simile da una terribile minaccia (c'è pure qualche cattivo ovviamente)
- i buoni diventano cattivi e i cattivi buoni
- succede un gran casino, tutti si innamorano ripetutamente l'uno dell'altro, tutta una serie di equivoci, ma alla fine l'amore eterno trionfa e i due possono stare insieme per sempre.
Nel caso urban fantasy, ovviamente, dovete prevedere almeno una trilogia. Perciò evitate di far finire il primo libro! E ricordate che questi libri sono per le adolescenti un po' bruttine (tutte lo siamo state) che sperano sempre di incontrare il grande amore, non deludetele.
Ecco qua, che dire... non ci resta che provare a scriverne uno!
18 aprile 2014
Recensioni: A qualcuno piace dolce, di Laura Schiavini
Oggi voglio iniziare un nuovo spazio dedicato alle recensioni dei libri, visto che ultimamente sto leggendo più del solito. Ovviamente non ci sarà nulla di particolarmente tecnico, saranno recensioni fatte da una lettrice media per il lettore medio.
Comincerò con l'ultimo libro che ho letto, e quindi con una recensione negativa!
Si intitola "A qualcuno piace dolce" di Laura Schiavini.
La storia narra della solita ragazza over-30 un po' sfigata che abita a New York e cerca di sfondare. Un altro cliché: lavora nel campo del giornalismo per una rivista di gossip. Ovviamente è magra e carina, ovviamente è ingenua e ha un'amica "scafata". E ovviamente incontra un figo da paura che si innamora di lei. Fin qui, tutto prevedibile. Qualche novità ed imprevisto narrativo c'è, e non starò a raccontarvelo per non rovinarvi la sorpresa, nel caso decideste di leggerlo nonostante la mia recensione!
Si tratta ovviamente di un libro leggero e frivolo, un po' sullo stile di quelli della Kinsella se vogliamo, con una nota più erotica, però. Come se la Kinsella scrivesse un Harmony, per dire.
Tra le righe, si legge una critica al successo di "Cinquanta sfumature di grigio", poiché in questo libro, invece, si inneggia al sesso "dolce" (da qui il titolo) contro l'imperversare del sesso "alternativo", sadomaso per intenderci. E infatti spesso viene citato il libro incriminato!
Il libro scorre leeeeeeeeeeeento e piuttosto noioso. Con una serie infinita di flashback, a volte multipli, e non sempre pertinenti alla storia. Pur essendo scritto abbastanza bene, nonostante non sia un must della letteratura, è molto difficile non annoiarsi nelle descrizioni di eventi e luoghi che non hanno alcuna attinenza con quello che sta succedendo nel tempo "attuale" della storia.
Alla lentezza, si aggiunge la scarsa originalità dei temi proposti, come ho già accennato. In un'atmosfera da Sex & the City, con un tocco de Il diavolo veste Prada, si sviluppa una storia vista e rivista, senza caratterizzazione dei personaggi, che alla fine risultano buttati un po' lì e anche spaesati, poverini.
La protagonista viene fuori come una poveretta che a 32 anni non ha mai avuto il piacere di un rapporto sessuale soddisfacente, ma non se ne capisce il perché. All'inizio si accenna a qualche possibile problema, che poi non viene più approfondito. Inoltre, per l'età che ha, sembra decisamente sperduta, ingenua e anche un po' ignorante. Ma non faceva la giornalista?
Il bello (e dannato) della situazione risulta in realtà uno stronzetto a cui piace andare a letto con le donne (scusate, a quale uomo non piace?) e che alla fine, come al solito, le ha tutte vinte! Prego? Ma chi è? Ovviamente, è bello da paura, intelligente, simpatico, carismatico, ricco, bravo a cucinare e non vi dico a letto! Ah dimenticavo, pure superdotato!
L'altra è un'amica premurosa e materna, molto sveglia ed espansiva, anche lei bella e ricca, oltre che in carriera. Però è un po' sfigata. Beh, non poteva essere meglio della protagonista no?
E come poteva mancare l'amico gay? Eccolo lì, l'ottimo consigliere, che in realtà di consigli non ne da, perché è un personaggio totalmente inutile, ma, siccome rientrava nel cliché del romanzetto frivolo, bisognava necessariamente infilarcelo. Poverino...
Conclusioni: il libro si legge, saltando qualche pagina descrittiva e inutile, con la superficialità che si addice al genere, ma non entusiasma affatto.
La morale è: fate l'amore meglio!
Comincerò con l'ultimo libro che ho letto, e quindi con una recensione negativa!
Si intitola "A qualcuno piace dolce" di Laura Schiavini.
La storia narra della solita ragazza over-30 un po' sfigata che abita a New York e cerca di sfondare. Un altro cliché: lavora nel campo del giornalismo per una rivista di gossip. Ovviamente è magra e carina, ovviamente è ingenua e ha un'amica "scafata". E ovviamente incontra un figo da paura che si innamora di lei. Fin qui, tutto prevedibile. Qualche novità ed imprevisto narrativo c'è, e non starò a raccontarvelo per non rovinarvi la sorpresa, nel caso decideste di leggerlo nonostante la mia recensione!
Si tratta ovviamente di un libro leggero e frivolo, un po' sullo stile di quelli della Kinsella se vogliamo, con una nota più erotica, però. Come se la Kinsella scrivesse un Harmony, per dire.
Tra le righe, si legge una critica al successo di "Cinquanta sfumature di grigio", poiché in questo libro, invece, si inneggia al sesso "dolce" (da qui il titolo) contro l'imperversare del sesso "alternativo", sadomaso per intenderci. E infatti spesso viene citato il libro incriminato!
Il libro scorre leeeeeeeeeeeento e piuttosto noioso. Con una serie infinita di flashback, a volte multipli, e non sempre pertinenti alla storia. Pur essendo scritto abbastanza bene, nonostante non sia un must della letteratura, è molto difficile non annoiarsi nelle descrizioni di eventi e luoghi che non hanno alcuna attinenza con quello che sta succedendo nel tempo "attuale" della storia.
Alla lentezza, si aggiunge la scarsa originalità dei temi proposti, come ho già accennato. In un'atmosfera da Sex & the City, con un tocco de Il diavolo veste Prada, si sviluppa una storia vista e rivista, senza caratterizzazione dei personaggi, che alla fine risultano buttati un po' lì e anche spaesati, poverini.
La protagonista viene fuori come una poveretta che a 32 anni non ha mai avuto il piacere di un rapporto sessuale soddisfacente, ma non se ne capisce il perché. All'inizio si accenna a qualche possibile problema, che poi non viene più approfondito. Inoltre, per l'età che ha, sembra decisamente sperduta, ingenua e anche un po' ignorante. Ma non faceva la giornalista?
Il bello (e dannato) della situazione risulta in realtà uno stronzetto a cui piace andare a letto con le donne (scusate, a quale uomo non piace?) e che alla fine, come al solito, le ha tutte vinte! Prego? Ma chi è? Ovviamente, è bello da paura, intelligente, simpatico, carismatico, ricco, bravo a cucinare e non vi dico a letto! Ah dimenticavo, pure superdotato!
L'altra è un'amica premurosa e materna, molto sveglia ed espansiva, anche lei bella e ricca, oltre che in carriera. Però è un po' sfigata. Beh, non poteva essere meglio della protagonista no?
E come poteva mancare l'amico gay? Eccolo lì, l'ottimo consigliere, che in realtà di consigli non ne da, perché è un personaggio totalmente inutile, ma, siccome rientrava nel cliché del romanzetto frivolo, bisognava necessariamente infilarcelo. Poverino...
Conclusioni: il libro si legge, saltando qualche pagina descrittiva e inutile, con la superficialità che si addice al genere, ma non entusiasma affatto.
La morale è: fate l'amore meglio!
16 aprile 2014
Don't Panic!
Dicono che per vincere l'ansia si debba pensare ad un giorno per volta, anzi ad un istante per volta. Che poi è un po' anche il fondamento della filosofia Zen o del Buddismo: pensare solo al presente, perché il passato è passato e non lo puoi cambiare e il futuro deve ancora arrivare e non lo puoi prevedere.
Quindi bisognerebbe sforzarsi di pensare solo al presente. Bisognerebbe anche sforzarsi di trovare qualcosa di positivo in ogni giorno. Bisognerebbe andare a dormire pensando alle cose utili che si sono fatte durante la giornata. Bisognerebbe alzarsi dandosi la carica e con buoni propositi per il giorno che comincia.
Non è un po' troppo difficile? Alla fine l'ansia ti viene a pensare a tutte le cose che bisognerebbe fare per vincere l'ansia!
Oppure, come un automa, potrei semplicemente fare quel c'è da fare senza pensare. Ecco, questo aiuterebbe a vincere l'ansia, ma non ad andare avanti.
Nel cassetto ci sono alcuni sogni e alcuni progetti per il futuro. Se non dovessi mai pensarci, probabilmente non li realizzerei mai. C'è da dire che, in tutti questi anni in cui ci ho pensato, non li ho realizzati lo stesso, quindi forse, cambiando strategia...
Allora sai che c'è? Bisogna organizzarsi, ecco il segreto. Scrivere un business plan (scusate, ma in questi giorni è una fissa!) di se stessi. In fondo, il migliore investimento che possiamo fare, è quello su noi stessi. Perciò io direi: scriviamo un piano a lungo termine, mettiamoci nelle condizioni di realizzarlo e poi non pensiamoci più. Ogni giorno seguiamo il piano, senza stressarci per il futuro, perché se seguiremo il piano andrà tutto bene.
Non è esattamente così vero? Il piano non comprende imprevisti, per quanto noi possiamo includere dei possibili rischi. Ma la nostra filosofia anti-ansia ci impedirà di farci prendere dal panico: li affronteremo quando e se arriveranno. O no? Che ansia!
Quindi bisognerebbe sforzarsi di pensare solo al presente. Bisognerebbe anche sforzarsi di trovare qualcosa di positivo in ogni giorno. Bisognerebbe andare a dormire pensando alle cose utili che si sono fatte durante la giornata. Bisognerebbe alzarsi dandosi la carica e con buoni propositi per il giorno che comincia.
Non è un po' troppo difficile? Alla fine l'ansia ti viene a pensare a tutte le cose che bisognerebbe fare per vincere l'ansia!
Oppure, come un automa, potrei semplicemente fare quel c'è da fare senza pensare. Ecco, questo aiuterebbe a vincere l'ansia, ma non ad andare avanti.
Nel cassetto ci sono alcuni sogni e alcuni progetti per il futuro. Se non dovessi mai pensarci, probabilmente non li realizzerei mai. C'è da dire che, in tutti questi anni in cui ci ho pensato, non li ho realizzati lo stesso, quindi forse, cambiando strategia...
Allora sai che c'è? Bisogna organizzarsi, ecco il segreto. Scrivere un business plan (scusate, ma in questi giorni è una fissa!) di se stessi. In fondo, il migliore investimento che possiamo fare, è quello su noi stessi. Perciò io direi: scriviamo un piano a lungo termine, mettiamoci nelle condizioni di realizzarlo e poi non pensiamoci più. Ogni giorno seguiamo il piano, senza stressarci per il futuro, perché se seguiremo il piano andrà tutto bene.
Non è esattamente così vero? Il piano non comprende imprevisti, per quanto noi possiamo includere dei possibili rischi. Ma la nostra filosofia anti-ansia ci impedirà di farci prendere dal panico: li affronteremo quando e se arriveranno. O no? Che ansia!
3 aprile 2014
Reloaded...
Ho deciso di riprendere in mano questo povero blog abbandonato. Non c'è un motivo particolare, forse mi faceva pena... oppure ho semplicemente avuto un moto di orgoglio, nel constatare che di questi tempi scrivono tutti, cani e porci, perciò mi sono detta "beh io sarò da meno di Ibrahimovic?"
Certo non ho la pretesa di scrivere un libro, che richiederebbe impegno e dedizione, due cose di cui, al momento, sono sprovvista... ma non nego che mi piacerebbe un giorno, forse quando avrò più tempo, forse presto, visto il periodo nero del lavoro.
Che taglio darò a questo blog? Non so ancora. Magari scriverò un po' di tutto, non solo pensieri "strazzamutande", come ho fatto negli anni passati.
Non è facile avere l'ispirazione per scrivere. Io non ho mai avuto molta fantasia e non sono mai stata capace di scrivere "a soggetto". Lo dimostra il fatto che a scuola, nei temi, prendevo sempre voti bassi. Mi piace scrivere pensieri, mi piace scrivere quello che sento, indipendentemente dalla moda o dall'argomento del giorno. A volte, mi piace anche scrivere dell'argomento del giorno.
Vorrei metterci dentro un po' di tutto, fare un bel mischione, di psicologia spiccia e filosofia da quattro soldi. Tanto chi vuole leggermi lo farà lo stesso e chi non vuole, pazienza. Non ho mai scritto per essere letta, anche se, voi direte, allora perché scrivere un blog? Meglio un diario privato... Quindi forse non sono sincera, mi piacerebbe anche che qualcuno mi leggesse, con un occhio critico, ma non troppo. Non mi piacciono molto le critiche, come a tutti, credo. Vorrei che qualcuno mi leggesse e pensasse "beh dai, non è male".
In questa società "social" (che non è altro che una ridondanza, o se preferite, una ripetizione), ci abituiamo a metterci in mostra. E ci piace anche. Dai, non negatelo. Guardatevi dentro, riflettete... non ditemi che usate facebook solo per mettervi in contatto con gli amici lontani o per far sapere agli altri che state bene... non dite che usate twitter solo per seguire le notizie dei vostri beniamini... io lo so che in tutti voi c'è un po' di esibizionismo! So che, come me, volete far vedere che siete bravi e vi intendete di tante cose. Vi piace mettervi in mostra e sapere che gli altri si faranno i fatti vostri. E che poi, di questo, vi potrete lamentare! Ma io non vi giudico, sono come voi. E quindi, eccomi qui! Pronta a ricominciare a lamentarmi dei miei problemi, che tutti hanno. A elargire consigli dall'altro della mia esperienza di niente. A commentare fatti senza cognizione di causa. O forse non è così? Lascio all'esperto lettore il giudizio critico (ma non troppo, mi raccomando).
A presto, spero.
Certo non ho la pretesa di scrivere un libro, che richiederebbe impegno e dedizione, due cose di cui, al momento, sono sprovvista... ma non nego che mi piacerebbe un giorno, forse quando avrò più tempo, forse presto, visto il periodo nero del lavoro.
Che taglio darò a questo blog? Non so ancora. Magari scriverò un po' di tutto, non solo pensieri "strazzamutande", come ho fatto negli anni passati.
Non è facile avere l'ispirazione per scrivere. Io non ho mai avuto molta fantasia e non sono mai stata capace di scrivere "a soggetto". Lo dimostra il fatto che a scuola, nei temi, prendevo sempre voti bassi. Mi piace scrivere pensieri, mi piace scrivere quello che sento, indipendentemente dalla moda o dall'argomento del giorno. A volte, mi piace anche scrivere dell'argomento del giorno.
Vorrei metterci dentro un po' di tutto, fare un bel mischione, di psicologia spiccia e filosofia da quattro soldi. Tanto chi vuole leggermi lo farà lo stesso e chi non vuole, pazienza. Non ho mai scritto per essere letta, anche se, voi direte, allora perché scrivere un blog? Meglio un diario privato... Quindi forse non sono sincera, mi piacerebbe anche che qualcuno mi leggesse, con un occhio critico, ma non troppo. Non mi piacciono molto le critiche, come a tutti, credo. Vorrei che qualcuno mi leggesse e pensasse "beh dai, non è male".
In questa società "social" (che non è altro che una ridondanza, o se preferite, una ripetizione), ci abituiamo a metterci in mostra. E ci piace anche. Dai, non negatelo. Guardatevi dentro, riflettete... non ditemi che usate facebook solo per mettervi in contatto con gli amici lontani o per far sapere agli altri che state bene... non dite che usate twitter solo per seguire le notizie dei vostri beniamini... io lo so che in tutti voi c'è un po' di esibizionismo! So che, come me, volete far vedere che siete bravi e vi intendete di tante cose. Vi piace mettervi in mostra e sapere che gli altri si faranno i fatti vostri. E che poi, di questo, vi potrete lamentare! Ma io non vi giudico, sono come voi. E quindi, eccomi qui! Pronta a ricominciare a lamentarmi dei miei problemi, che tutti hanno. A elargire consigli dall'altro della mia esperienza di niente. A commentare fatti senza cognizione di causa. O forse non è così? Lascio all'esperto lettore il giudizio critico (ma non troppo, mi raccomando).
A presto, spero.
26 ottobre 2012
Bologna la Grassa
Scrivere della propria città è sempre una cosa difficile. La cosa più difficile è che vorresti renderne lo spirito e descriverla nel modo più bello, ma non sempre ci si riesce. Di Bologna hanno scritto illustri letterati e poeti, da Pasolini a Nievo. Bologna è stata cantata da cantautori e descritta da viaggiatori. Bologna è la dotta ma è soprattutto la grassa. Ospitando l'Università più antica del mondo, la città si è sempre attrezzata per essere accogliente nei confronti dello "straniero". E l'accoglienza si sa, parte dal cibo. In virtù anche della commistione di razze e culture presenti in città grazie alle accademie, la tradizione culinaria di Bologna si è arricchita di pietanze e sapori provenienti da tutto il mondo, diventando un centro indiscusso di sapori.
La pagina ufficiale di Wikipedia riporta che "l'Accademia Italiana della Cucina e l'associazione Confraternita del Tortellino, hanno depositato a partire dagli anni settanta le ricette ufficiali di alcuni piatti tipici presso la Camera di Commercio di Bologna.
Si tratta di:
- La tagliatella di Bologna
- Ripieno dei tortellini di Bologna
- Ragù bolognese
- Certosino di Bologna
- Lasagne verdi alla bolognese
- Il friggione
- Spuma di mortadella
- Galantina di pollo (o di cappone)
- Cotoletta alla bolognese
- Gran fritto misto alla bolognese".
E per togliersi ogni dubbio sulla natura bolognese di tali piatti, vi invito ad un giro gastronomico per le vie della mia città.
Bologna è una città medievale, che si apprezza particolarmente in autunno, quando i colori caldi e l'intrico delle strade del centro ricordano le atmosfere antiche. Le pietanze, inoltre, sono perfette per il clima freddo. In autunno la città si ripopola di studenti e ricomincia la vita, regolata e sregolata al tempo stesso. Scegliete quindi un giorno soleggiato e fresco d'autunno e cominciate con me il tour dei sapori di Bologna.
Il nostro giro comincia di mattina dal centro del centro. No, non è un gioco di parole: Bologna è una città romana e si sviluppa attorno al cardine e al decumano. Al loro incrocio si trova appunto il centro della città. Il posto più vicino a questo punto è Piazza Maggiore, che come il nome dice, è la piazza più grande della città. Sulla piazza si affacciano numerosi bar storici. A dispetto della loro posizione centrale e della loro fama, questi locali hanno un buon rapporto qualità-prezzo e sono sicuramente il modo migliore per iniziare la giornata con una buona colazione.
Dopo una lauta colazione siamo pronti per camminare un po'. Proprio per la caratteristica pianta romana del centro, le strade sono tutte parallele al cardine e al decumano. Per questo motivo Lucio Dalla afferma che "nel centro di Bologna non si perde neanche un bambino"! Ci dirigiamo quindi sicuri verso la zona del mercato. Qui la natura mediterranea della città prende il sopravvento, e il mercato di Bologna, per quanto piccolo, non ha nulla da invidiare ai mercati delle città di mare. Da piazza Maggiore prendiamo via Pescherie Vecchie, in fondo alla quale si trova appunto un'antica pescheria. Sì, perché a Bologna c'era e c'è tuttora il mercato del pesce! A ricordare la natura fluviale della città. I canali, ora sommersi, che attraversavano la città erano l'anima del commercio bolognese. E' affascinante scoprire gli affacci, recentemente riaperti, su tali canali. Tra via Pescherie e via Clavature si svolge il mercato coperto, dove profumi e colori ricordano i mercati orientali. In fondo a via Pescherie c'è via Marchesana, dove, sulla sinistra, è possibile incontrare antiche botteghe di dolci e spezie e uno dei negozi di salumi più antichi di Bologna: Tamburini. Qui è possibile assaggiare la vera mortadella di Bologna! Svoltando a destra su via Caprarie si arriva ad un antico forno: Atti e figli. Ci troviamo ora in via Castiglione, dove il palazzo della Mercanzia si staglia ad un bivio. Di fianco via Santo Stefano porta ad una delle chiese più interessanti di Bologna. Su questa via si trova anche un famoso ristorante: Il Pappagallo. Elite dei ristoranti bolognesi, qui si cena solo su prenotazione e il costo è proibitivo. Sulla sinistra il simbolo di Bologna: le due torri. Ci arriviamo sotto e giriamo a sinistra su via Rizzoli.
Poiché forse è quasi ora di pranzo, si può pensare a mettere qualcosa sotto ai denti! Vi invito ad armarvi di mappa dettagliata e visitare le altre torri di Bologna (come diceva Carducci: "Surge nel chiaro inverno la fosca turrita Bologna") nell'intrico di stradine tra via Rizzoli e via Righi. E a provare la mensa della Camst in via Indipendenza. Nonostante sia una mensa, i suoi tortellini sono tra i migliori che è possibile provare in città ad un prezzo conveniente! Da provare anche le zucchine ripiene, che io personalmente adoro.
Nel pigro pomeriggio si può tentare un po' di shopping in via Indipendenza e fermarsi a prendere un gelato da Gianni, in via Montegrappa. Oppure proseguire fino in fondo a via D'Azeglio e, girando a destra, comprare dei cioccolatini da Majani, antica cioccolateria di Bologna. Se invece di girare a destra, girate a sinistra vi potete fermare al Bricco d'Oro: una delle migliori cioccolate in tazza di Bologna! Ovviamente se il tempo è adatto… oppure ancora arrivare fino a piazza Galvani e prendere un caffè da Zanarini. Non di più, perché il prezzo non lo consente! In via dell'Archiginnasio si trova un'antica biblioteca, l'Archiginnasio appunto. Vale la pena entrare solo per sentire il profumo dei libri.
Lasciando la tradizione per un po' di modernità, si può prendere un aperitivo nei locali tra il Pavaglione (Archiginnasio) e via Clavature.
E siamo arrivati all'ora di cena, il fulcro della vita bolognese. Innumerevoli i locali per la cena! Tra ristoranti e osterie, antichi e moderni, a Bologna non mancano certo i luoghi dove consumare un'ottima cena. Ed è difficile sbagliare. Per un locale più di classe si può andare in via Oberdan. Ristoranti a prezzo medio si possono trovare in via dei Falegnami. Le osterie, invece si trovano nelle stradine. Famose quelle di via del Pratello, è difficile però trovarvi un menu tipico bolognese. Questo si trova nella famosa Osteria dei Poeti, nell'omonima via, locale favorito dagli artisti (soprattutto musicisti) bolognesi: i prezzi, però, sono un po' più alti che nelle altre osterie. In via Zamboni, zona universitaria, si possono trovare locali dove passare una serata completa: dalla cena al dopocena, come vuole la tradizione del biassanòt bolognese (letteralmente "mangia notte"). Da citare, per gli amanti del jazz, la Cantina Bentivoglio, che associa un menu tipico di qualità e vini preziosi a concerti jazz di valore.
Questa carrellata si chiude qui, a notte fonda, nel centro di Bologna, che spero di avervi fatto venire voglia di visitare prima o poi, per non dimenticarla mai: il vostro palato non lo farà!
Originariamente pubblicato da Mediterraneaonline http://www.mediterraneaonline.eu/it/04/view.asp?id=1617
Originariamente pubblicato da Mediterraneaonline http://www.mediterraneaonline.eu/it/04/view.asp?id=1617
18 maggio 2012
Hai tempo per un caffè?
"Io, per esempio, a tutto rinuncerei tranne a questa tazzina di caffè, presa tranquillamente qua, fuori al balcone, dopo quell'oretta di sonno che uno si è fatta dopo mangiato. E me la devo fare io stesso, con le mie mani. …) Mia moglie non mi onora queste cose non le capisce. E' molto più giovane di me, sapete, e la nuova generazione ha perduto queste abitudini che, secondo me, sotto un certo punto di vista sono la poesia della vita; perché, oltre a farvi occupare il tempo, vi danno pure una certa serenità di spirito. Neh, scusate, chi mai potrebbe prepararmi un caffè come me lo preparo io, con lo stesso zelo... con la stessa cura…”.
Eduardo de Filippo nella commedia "Questi fantasmi".
Eduardo de Filippo nella commedia "Questi fantasmi".
La pausa caffè, niente di più mediterraneo! Sia la pausa che il caffè, intendiamoci. Apoteosi del gusto, apologia della calma. Un buon caffè necessita di studio e pazienza. Non esiste il "caffettino veloce", che eresia! Un buon caffè ha bisogno di passione e dedizione, chiedetelo ad un campano. Per questi motivi, la preparazione, anzi l'arte del caffè richiede tempo.
Tutto il rito va effettuato senza fretta (del resto non esiste anche il detto: presto e bene non stanno insieme? tanto più per il caffè…)
Tutto il rito va effettuato senza fretta (del resto non esiste anche il detto: presto e bene non stanno insieme? tanto più per il caffè…)
Per prima cosa la scelta del caffè: come fa notare lo stesso de Filippo in un'altra commedia (Natale in casa Cupiello) un caffè buono nasce da una miscela buona, perciò bando ai risparmi! Economizzare sul caffè significa rinunciare alla qualità. Ogni tanto regalatevi un piacere in più ed entrate in una torrefazione: il solo profumo che pervade l'aria è un invito all'acquisto. Il caffè macinato fresco e all'istante ha un sapore decisamente diverso. Ovviamente la ricerca, la scelta ed eventualmente la macinatura richiedono tempo. Poi c'è la scelta della macchinetta: qui le voci sono molteplici e dipende molto dal gusto, moca o napoletana? C'è anche chi apprezza di più l'espresso da bar. Io personalmente preferisco il caffè della moca.
Siamo giunti, dunque, al momento della preparazione. Si deve innanzitutto sapere che l'acqua incide sul sapore del caffè: si può usare quella filtrata o quella minerale, ma per me la migliore rimane sempre quella del rubinetto! Sebbene sia ricca di calcare e vari altri minerali, forse proprio questi danno al caffè un bel sapore pieno, anche se purtroppo rovinano la macchinetta. Se si usa la moca, l'acqua deve arrivare alla valvola e poi, un trucco per ottenere un bel caffè saporito e consistente è quello di abbondare col caffè, riempiendo il filtro finché non si forma una montagnetta e ASSOLUTAMENTE evitare di pressarlo successivamente. Infine la cottura: il caffè va fatto salire lentamente, perciò la fiamma del fornello deve essere bassissima. Qualcuno dice che si può alzare all'inizio e abbassare al minimo quando il caffè comincia a salire. Io preferisco tenerla bassa dall'inizio, affinché l'acqua possa bollire con calma e il caffè salga piano piano, senza disperdere l'aroma.
Bene, finita la procedura di preparazione possiamo gustarci il caffè così ottenuto! Anche questo, essendo un rito, ha i suoi tempi. Immaginate un caffè bevuto tranquillamente a casa vostra, magari in terrazza, magari mentre leggete il giornale. Ora immaginate un caffè bevuto di fretta al bar prima di rientrare al lavoro, quale dei due preferite?
Non siamo qui a teorizzare sulle tipologie di caffè, ma ad apprezzare, per una volta, la lentezza di preparazione di un prodotto tipico. Nel mondo della fretta e della frenesia, possiamo e dobbiamo concederci qualche lusso temporale per ritemprare lo spirito e il corpo. Il caffè non è l'unico prodotto della cucina mediterranea che richiede tempi lunghi di preparazione e pazienza. Questo perché per noi sedersi a tavola è un momento importante della giornata, quasi un rituale. Gustare il cibo che è stato preparato con arte dona un piacere impagabile, perciò l'idea di liquidare il pasto in pochi minuti tanto per mangiare non è nella nostra mentalità. Esistono tempi di preparazione e tempi di degustazione imprescindibili. Anche perché spendere tempo per cucinare e mangiare significa dedicare tempo a noi stessi e agli altri: è una forma di generosità tutta mediterranea.
E un po' di egoismo quando ci prepariamo qualcosa di buono solo per noi!
E un po' di egoismo quando ci prepariamo qualcosa di buono solo per noi!
[Pubblicato su http://www.mediterraneaonline.eu/it/04/view.asp?id=1473]
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