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1 novembre 2010

Le mie colline

Non mi sembrava che fosse autunno. Fino a quando non ho visto le mie colline.
Gli alberi laggiù hanno preso quei colori caldi, tipici della stagione. E' un tripudio di giallo, rosso e arancio, con qualche spruzzata di verde ormai scuro. Le foglie cadono sotto il vento sferzante, in un turbinio, una danza convulsa. E a terra c'è un tappeto caldo e morbido.
Le mie colline scendono dolci nelle valli, sotto una pioggia fitta e densa. Non sembrava autunno, finché gli occhi non si sono riempiti di questo paesaggio. E il cuore ha perso un battito. Come potrei riuscire a farti provare l'amore immenso che ho per quella terra, per quei boschi e quei campi? E' un sentimento che provo ogni volta, ad ogni stagione, lo stupore si rinnova e cresce. Vorrei farti vedere e sentire quello che vedo e sento io. Loro, le mie colline, ci saranno sempre. Coi loro colori autunnali, a ricordarmi che il tempo passa, ma la meraviglia no.

27 ottobre 2010

autunno

Ancora una volta quel profumo di camino. Esco nell'aria fresca della sera autunnale, inspiro profondamente e quell'odore di legna bruciata mi riempie i polmoni. Sembra Natale. Mi immagino il profumo delle castagne. Ancora una volta la mente vaga tra ricordi e sogni. E non sa più cos'è vero. E' una sera strana. Mi sento malinconica e serena al tempo stesso. Vorrei essere leggera come una piuma e volare sopra i tetti, spiare la gente che cena nelle case calde. Vorrei essere un gatto davanti al camino e guardare le fiamme che danzano. Vorrei essere le fiamme del camino e danzare quel sabba infernale insieme a loro.
Inspiro forte ancora questo profumo di casa, ricordo di tempi antichi. Ed entro.

3 febbraio 2010

Don Ingenuo

Oggi voglio raccontarvi una storia, una storia vera.
C'era una volta un prete di campagna, lo chiameremo don Ingenuo per la privacy. Questo prete era stato trasferito in un paesino della campagna umbra per sostituire il vecchio curato, non si sa se per punizione o per semplice sorte. Il paese era piccolo piccolo, c'era da fare tanto lavoro, perché doveva gestire almeno 4 parrocchie. Non c'erano tanti preti disposti a sottostare a queste condizioni. Forse nemmeno lui lo era, ma gli era toccata quella sorte (o punizione) e non aveva avuto scelta. La gente non lo vedeva di buon occhio, affezionata com'era al vecchio curato. E lui si era dovuto subito mostrare diverso da come era: un uomo pieno di energia e iniziative, un uomo moderno, colto e intelligente. La gente del paese, gente di campagna, contadini e artigiani, non volevano questo. Volevano un prete semplice, uno che parlasse della campagna e non filosofeggiasse su Dio e la Chiesa. Volevano un prete concreto che si occupasse della gente e dei loro problemi. C'era bisogno di aiuto, spirituale e fisico. Lui, allora giovane, che aveva vissuto nei lussi della curia, non sapeva da che parte iniziare. La perpetua lo aiutava. E la gente, maligna, cominciò a spargere voci. Si diceva che poi che il figlio (illegittimo) della perpetua fosse figlio suo. Ma solo Dio sa se sia vero. Il povero prete, tra incomprensione e fatica, piano piano cominciò ad ammalarsi, relegato in quella vita che non faceva per lui e che forse non avrebbe desiderato. Col solo conforto della sua fede non riusciva più a capire cosa fosse giusto e cosa sbagliato. Solo qualche signora (di quelle più abbienti, proprietarie terriere) lo aiutava a restare sano di mente: lo invitava a pranzo la domenica e per le feste, lo invitava per il tè e organizzava riunioni spirituali. Però il tracollo era vicino. E il povero prete, fattosi ormai anziano, perse la testa quasi definitivamente. Un giorno l'idea si fece più chiara nella sua mente. C'era un solo modo per scappare da quella realtà che gli era sempre andata stretta. Missione. E chiese, implorò il Vescovo, che gli trovasse una missione in cui rifugiarsi per qualche mese. Il Vescovo capì. Non era certo una scelta spirituale, non era un desiderio di aiutare gli altri, ma la necessità di aiutare se stesso. Ma la carità cristiana si sa, è anche questo. E il Vescovo gli disse: vai e fai buon uso di ciò che hai imparato. E così don Ingenuo andò, pieno di speranza e curiosità. E rivisse. Andò in Brasile, in mezzo alla foresta amazzonica. Lì vide la povertà e la gioia. Lì capì che aveva sempre sbagliato. Capì che si poteva essere felici anche con niente. Lì si sentì vivo e utile e amato e apprezzato. Lì forse capì che non era il prete che voleva fare, ma voleva essere utile agli altri. Ma ormai era tardi per cambiare strada, poteva solo godersi quella sensazione di libertà e pace. Ritornò al paesello portandosi dietro il sole dell'amazzonia... e una donna con un bambino. Quella donna fu scandalo. Tutti dissero che non aveva perso il vizio. E forse no, non l'aveva perso. Ma a quell'età cosa poteva importargli? Forse si era innamorato di quella donna, ma di sicuro era amore platonico. Si era innamorato della sua voglia di vivere nonostante le difficoltà che aveva dovuto affrontare. Lui che non era riuscito ad affrontare le sue piccole difficoltà quotidiane. Era tornato al paese con la gioia di chi ha tutto! Pieno di entusiasmo come all'inizio. Aveva portato l'allegria del Brasile con sè: i colori, i profumi, i suoni... ma al solito nessuno l'aveva capito. Lui però imperterrito cercava di istruire quella gente ignorante di campagna, che non aveva mai visto niente al di fuori delle sue terre. Organizzò una grande festa, una Messa in stile missione, come quelle che teneva nella foresta amazzonica. Chiamò i missionari e fece venire i suoi amici brasiliani della missione. E nella piccola chiesa di campagna portò i suoni e il calore del Rio delle Amazzoni. Tra canti e balli, battere di mani e di piedi si intonavano grazie al Signore "Tu és, Senhor, o meu pastor, por isso nada em minha vida faltará"! Ma ancora una volta la gente non capì e seppe solo criticare. Scandalizzata dal comportamento di questo prete e da ciò che avveniva nelle missioni, lo relegò sempre più in un angolo e lo lasciò solo coi suoi progetti. Egli cercò sempre di più di vincere il male che lo attanagliava. Ma le voci, le chiacchiere, le malignità si sa, sono più forti di tutto. Ancora una volta toccò al Vescovo decidere per lui. Questa volta in modo definitivo. Lo prese da parte e gli spiegò che Dio aveva deciso che quella era la sua croce e non poteva più stare tra la sua gente, quella che nonostante tutto lui aveva imparato ad amare. Con le lacrime agli occhi salutò il paesello, la campagna e i suoi abitanti, le signore che avevano continuato a stargli vicine e la sua amica brasiliana che rimandò a casa. E con la morte nel cuore si diresse verso un monastero non meglio precisato, dove avrebbe potuto finire i suoi anni pregando Dio che lo perdonasse. Tornò qualche volta, avvolto nel mistero della sua nuova vita. Poi non tornò più, forse è morto, forse è ancora lì che si chiede quale sia stato il suo posto in questo mondo e lo scopo della sua vita. Addio don Ingenuo, io ho avuto pietà di te, e, seppur bambina, ti ho voluto bene.

24 dicembre 2009

Dolci storie di Natale

"Basta un poco di zucchero e la pillola va giù" intonava Mary Poppins che ne sapeva una più del diavolo! E mentre il buon Nino Manfredi "pe' ffà la vita meno amara" s'era comprato "na chitara", lei ci suggeriva piuttosto la via del gusto: se la vita è amara cosa c'è di meglio di un po' di zucchero per renderla più dolce? "Tutto brillerà di più!" Il senso astratto della parola "dolce" non deriva forse dal suo significato più pragmatico legato al sapore? Quindi è proprio lo zucchero che ci aiuta a superare i piccoli problemi della vita rendendola più "dolce".

Il periodo natalizio costringe ad una riflessione su quanto dolce sia la vita in questi giorni! Certo non ho abbandonato il mio pessimismo cosmico per un insensato ottimismo festivo! La dolcezza è dovuta alla quantità di zuccheri presenti nei cibi delle feste.
Non so se sia scientificamente provato che il dolce metta il buonumore, ma per esperienza mentre mangi un dolce dimentichi per un attimo tutti i problemi della vita e il mondo ti sembra subito più roseo! Chi mi conosce potrebbe obiettare che per una golosa cronica come me queste argomentazioni sono assai labili. Ed eccoci allora di nuovo a Mary Poppins e al suo - magari non propriamente scientifico - pensiero, che in senso più lato potrebbe essere: il calore e il colore (nonché il sapore) dei dolci rendono tutti un po' più spensierati.
In questo periodo natalizio i dolci si sprecano e tutt'Italia è impegnata a gareggiare con golosità che affondano le loro radici nella storia locale o nazionale. Io modestamente di dolci me ne intendo! E poiché ho girato un po' di Italia, ho deciso di raccontarvi il sapore dolce delle feste: l'essenza che rende le feste ancora più festose (o festive)!

No, non voglio soffermarmi a lungo sul pandoro di Verona e sul panettone di Milano, mi dispiace. Meritano però, per tradizione e diffusione una citazione. Questi dolci, per quanto tipici, hanno invaso talmente tanto le corsie dei nostri supermercati in mille varianti che ce n'è venuta a noia! Certo è che il prodotto artigianale, pandoro e panettone, ha tutt'altro sapore rispetto a quelli fatti in serie che troviamo nei supermercati. Ma che sapore ha? Se entriamo in pasticceria e cerchiamo questi dolci facciamo fatica a trovarli! Oggi leggevo su facebook lo stato di una mia amica che si chiedeva disperata "dove posso trovare lo stampo per il pandoro?" Lo stampo per il pandoro? Esiste qualcosa del genere? C'è ancora qualcuno che vorrebbe tentare di fare un pandoro in casa? Per quanto qui a Verona (dove attualmente vivo) sia venerato, nelle vetrine delle pasticcerie di questi tempi è molto difficile vedere un Pandoro - sì la P maiuscola è voluta - degno di questo nome.
Ma il dolce originale veronese era un altro, si chiama Nadalin ed è molto più simile a quei dolci tradizionali che in tutta Italia spopolano. Assomiglia un po' alla colomba pasquale, con le mandorle e lo zucchero a velo sopra, ha forma di stella (forse per associazione con la stella cometa?) ed è meno lievitato del pandoro, pur avendo più o meno gli stessi ingredienti, visto che è un suo antenato. Ammetto di non averlo ancora assaggiato, ma la sua storia antica incuriosisce: mentre il pandoro nasce alla fine dell'800, il Nadalin fu creato per celebrare il primo Natale (Natale, Nadal, Nadalin) successivo all'insediamento dei signori Della Scala in Verona, quindi nel 1260. Prometto di assaggiarlo quanto prima, visto che questo è anche il mio primo Natale veronese; la coincidenza è tale che non si può non assecondarla!

Io personalmente tra i due preferisco il panettone, perché - ebbene sì - adoro i canditi! Ah! Finalmente posso dirlo. Quegli odiati canditi che tutti tolgono, quelli che eliminano dai panettoni industriali, sostituendoli con creme al surrogato di cioccolata o al surrogato di limone... quei colorati coriandoli così dolci io li adoro!

Il panettone e il pandoro, pur affondando le loro radici nel nord Italia, non sono un'esclusiva delle zone di origine, ma ne esistono molte varianti in tutta la penisola, fino alla Sicilia! Un pasticciere siciliano mi ha raccontato che tradizionalmente il panettone si mangiava a Natale, mentre il pandoro a capodanno, perché il primo ha la forma tipica della grotta mentre il secondo dell'albero di Natale innevato. Non so se questo sia storicamente realistico, ma mi piace pensare che le storie popolari abbiano un fondo di verità.

In effetti in Liguria esiste un dolce che al panettone assomiglia un po', ma che per me è molto più buono! Il Pandolce genovese, che ho scoperto solo un paio di anni fa grazie ad un amico appunto genovese. Il pandolce è come un panettone, ma più basso e compatto. E anche molto più ricco: di frutta secca e candita. Con gli immancabili pinoli! La consistenza è piena e il sapore non è esageratamente dolce (non c'è zucchero nella pasta) ma molto sfaccettato grazie ai numerosi ingredienti che vi si trovano. Si dice che sia stato creato su richiesta del doge Andrea Doria nel '500 per i marinai: infatti è un dolce molto ricco e nutriente e a lunga conservazione. Non si mangia solo a Natale, e non nasce per questa occasione, ma, grazie alla somiglianza, estetica e di gusto, col panettone, viene spesso regalato per l'occasione!

Ma vi avevo promesso di non dilungarmi troppo sui noti pandoro e panettone. La mia personale tradizione familiare si riconduce al confine tra Umbria e Toscana, all'altezza della provincia senese. Se penso alla spensieratezza, ai dolci e alle feste di Natale, non posso non ricordare la mia cara nonna. Per anni lei e la sua enorme casa colonica nella campagna umbra sono state un rifugio alle intemperie della vita, un porto franco dove approdare per avere un po' di serenità. Durante le feste i dolci la facevano da padroni, che fossero fatti in casa o comperati. E noi bambini ovviamente ne gioivamo! Non c'era pasto che non finisse con un dolce e non c'era merenda che non finisse il dolce iniziato durante i pasti! Il sapore sofisticato dei dolci senesi si mescolava a quello più rustico dei dolci umbri.
Da Siena veniva immancabile il Panforte, dolce dalle tradizioni millenarie, e dal sapore intenso di miele e spezie. Questo dolce inizialmente si chiamava Panpepato, aveva una copertura di pepe nero, veniva preparato dagli speziali con prodotti costosissimi ed era riservato ai nobili. Il gusto così fortemente speziato disgustò probabilmente la regina Margherita, la quale ne fece fare una versione più simile a quella che conosciamo noi. Esiste tuttavia a Siena ancora il Panpepato che però è ricoperto di cannella, perciò per me immangiabile, vista la mia avversione per questa spezia!
Spesso sulla tavola della sala si trovava una scatola di Ricciarelli, regalati da qualche amico o parente. Il loro sapore, così simile alla pasta di mandorle, ma con una nota amara di fondo, era da me di gran lunga preferito a quello del panforte. Anche i ricciarelli hanno tradizioni nobili e antiche: furono introdotti nelle corti toscane da un senese che rientrava dalle crociate, perciò hanno origini orientali. Infatti il loro sapore zuccheroso e l'impasto di mandorle sono tipici del medio oriente, e ricordano vagamente le baklava greche e turche.
Infine immancabili i Cavallucci, il cui nome deriva forse dal fatto che venivano serviti nelle osterie cossiddette "dei cavallari", cioè di coloro che si occupavano di cavalli... si sa a Siena c'è una lunga tradizione di cavalli e cavallari! Me l'hanno insegnato i miei amici senesi e poi, avendo vissuto a Siena più di un anno non potevo non impararlo! I cavallucci hanno un sapore meraviglioso, molto sfaccettato: anice e noci sono gli ingredienti principali, oltre ai canditi e al miele. La consistenza è secca, fatta per durare a lungo, ma bisogna fare attenzione ai denti! Da bambini se ne faceva indigestione, perciò la nonna ce li proponeva con molta moderazione, nonostante a noi piacessero davvero molto.
I dolci umbri, sicuramente meno noti di quelli toscani, hanno origini più popolari e sapori più semplici, meno ricercati. Noi bambini andavamo matti per le Pinoccate (o Pinocchiate) perugine. Questi dolcetti prendono il loro buffo nome dai pinoli (pinocchi in perugino, ma anche in toscano: ricordate Pinocchio il burattino?) che sono la loro componente essenziale insieme allo zucchero marmorizzato. Sono di una dolcezza quasi disgustosa, ma ne mangerei cento perché ho una passione per i pinoli! Si dice (o meglio, è scritto sulle cartine che avvolgono i dolcetti uno a uno) che la loro forma a losanga e la loro confezione a caramella li rendessero perfetti da lanciare durante le giostre medievali. Ne esistono di due varianti: al limone e al cacao. Anche questa dicotomia di colori (bianco e nero) ci riporta alle tradizioni medievali e addirittura orientali. In effetti Perugia è un borgo fortificato medievale, perciò non è insolito che anche le tradizioni culinarie risalgano a quell'epoca.
Il dolce che più ricordo è il Serpentone, che la nonna preparava ogni Natale, spesso con il mio ausilio. Quest'ultimo in realtà era principalmente costituito dalla decorazione del dolce! Il serpentone ha origini laziali e non natalizie, infatti il suo nome deriva dall'oggetto di martirio (serpenti) di Sant'Anatolia che si festeggia il 10 Luglio. La nonna però era abituata a farlo per le feste e il sapore ottimo di mandorle tostate (principale e quasi unico ingrediente del dolce) ce lo faceva amare particolarmente. Anche la forma ci piaceva particolarmente: di serpente, o quasi di dinosauro con le mandorle piantate per dritto sulla coda e gli occhi rossi formati da due canditi.

Scendendo più a sud si trovano gli Struffoli napoletani, che però mia nonna faceva per Carnevale! Sono frittelle molto compatte ricoperte di miele. Estremamente golose! Sono preparati anche in Sicilia (dove si chiamano Strufoli, come li chiamavamo noi comunque) per Natale. Ah la Sicilia, la patria dei dolci! Nonostante questo le tipicità dolciarie sicule non sono prettamente natalizie. La Cassata per esempio è un dolce pasquale, anche se ne esiste una variante palermitana che viene preparata per Natale. I Cannoli invece sono più natalizi, anche se hanno perso queste caratteristica essendo diventati molto comuni tutto l'anno! Dolci però più tipici e meno noti sono il Buccellato, ciambella di pasta frolla ripiena delle solite cose, ovvero mandorle, nocciole, fichi secchi, marmellate ecc., e i Mustazzola, specie di biscotti a base di... indovinate un po'? Miele! Sì perché in realtà tutti questi dolci venivano anticamente preparati per essere conservati a lungo, perciò abbondavano di zucchero (conservante per eccellenza) e prodotti secchi o essiccati.

Dulcis in fundo (mai espressione fu più azzeccata!) vorrei parlarvi un po' dei dolci natalizi della "mia" Bologna. Due dolci sopra tutti: il Certosino e il Panone. Potremmo quasi definirle due varianti della stesso dolce: il primo più sofisticato e quindi cittadino, il secondo più semplice e perciò contadino. Infatti si dice che il Certosino fosse preparato in Bologna città, mentre nelle campagne si preparava il Panone, più secco e meno ricco. Il certosino (anche detto panspzièl, panspeziale o pan speciale!) ha origini medievali: anch'esso veniva preparato dagli speziali e perciò il suo sapore è molto simile a quello del panforte anche se più farinaceo. Più tardi i monaci della Certosa di San Girolamo di Casara (distrutta da Napoleone e sui cui resti fu poi costruito l'attuale cimitero di Bologna) si fecero carico della sua produzione e perciò divenne Certosino. E' un dolce molto ricco in cui si può trovare un po' tutto quello che era tradizionale all'epoca: miele, frutta candita, mandorle, cioccolato fondente, uvetta sultanina, pinoli, burro, semi di anice e cannella. Insomma un po' tutto quello che abbiamo visto negli altri dolci! In più si aggiunge la mostarda bolognese, ovvero una marmellata di mele cotogne che rende il sapore di questo dolce inconfondibile! Il panone si differenzia perché è più lievitato, simile appunto a un pane, e una volta conteneva quasi esclusivamente fichi secchi. Ora contiene principalmente uvetta, canditi e mandorle, oltre al miele, la mostarda e il cioccolato. La variante moderna è con pezzi di cioccolato interi, ma io preferisco sempre quella tradizionale. Tra i due il panone mi piace di più per semplicità e consistenza.

Questa carrellata non ha ovviamente la pretesa di essere esaustiva, molte regioni non sono state toccate perché non fanno parte del mio bagaglio culturale e mi sono limitata a darvi un'idea dei sapori che conosco e a cui sono affezionata.

A questo punto spero di avervi fatto venire un po' di gola e che vi fionderete nel negozio più tipico della vostra città a comprare un dolce natalizio pieno di storia e tradizione. Io lo farò di sicuro, ho una fame!

(NB: questo articolo è stato pubblicato sul mensile online di cultura mediterranea http://www.mediterraneaonline.eu/it/)

22 novembre 2009

Odio l'inverno

Parafrasando i Green Day potrei dire "wake me up when the winter ends"! Guardo fuori da finestrino dell'ennesimo treno che mi porta su e giù, e non vedo altro che nebbia. Il paesaggio, già di per sè non particolarmente vivace, diventa sempre più triste ogni mese che passa. Novembre è la nebbia. Tutto diventa grigio in questo crepuscolo di domenica (sono solo le 4 del pomeriggio!). E' buio, le case in mezzo ai campi accendono le luci della sera. E in lontananza non c'è niente, solo grigio e nebbia. Mentre il mio ipod sembra capire la mia malinconia, ripenso a tutte le volte che sono partita. Ripenso ai miei viaggi verso la Svizzera, ai pianti interminabili, alla voglia di abbandonare tutto... ripenso a quando salivo su quel treno, alle montagne, alla notte che calava, alla solitudine che mi stringeva. Ripenso a quanto potrebbe essere stato inutile soffrire il distacco e la lontananza. E penso a quanto potrebbe esserlo ora.
Mentre il treno si avvicina sempre più alla meta, penso a quando qualcuno mi aspettava alla stazione o a casa e penso che stasera sarò sola. Penso alla mia mamma che ogni volta che vado via mi chiede quando torno e penso a quando non me lo chiedeva. A quando mi diceva di restare su e non preoccuparmi. E piango ancora, immersa in questa stupida nebbia che offusca la mente e non mi lascia respirare. In questo treno sovraffollato di pendolari della domenica. E ancora una volta mi chiedo: ne vale la pena? Vale la pena essere sempre lontani da chi si ama? Vale la pena soffrire il distacco ogni volta che si viaggia? Vale la pena sentirsi sradicati?
Domande senza risposta. Malinconia d'inverno. E allora vado in letargo: svegliatemi quando l'inverno sarà finito.

29 agosto 2009

Catania e il limone limone!



Se andate a Catania non potete esimervi dall'andare in uno dei famosissimo chioschi e chiedere un "limone limone" o anche meglio detto "limone AL limone"! Ovviamente se vi piace il limone... variante per gli amanti del mandarino è il "mandarino limone"... bevanda dell'estate catanese (insieme ad alcune altre) si può bere ad ogni momento, ma l'ideale per me è alla sera, quando l'afa della città ti soffoca e scende quella bella cappa di umido, si ferma il vento e tramonta il sole! oppure dopo cena, magari pesante, prima di andare a dormire! ah... ma cos'è? è un DRINK, analcolico, dissetante e digestivo a base di... indovinate? ... limone! sciroppo di limone (fatto in casa, ovviamente), mezzo/un limone spremuto e selz q.b. Nella versione al mandarino, lo sciroppo è al mandarino!
Con un bel bicchiere di limone limone potete iniziare il giro di Catania...
Spicca subito il colore BIANCO, la luce del sole che illumina e riscalda, la marea di gente, la lunghezza della via Etnea!
Catania è una città del sud che si comporta come una città del nord. Orgogliosa e composta ti sfida a viverci. Ti avverte subito che non sarà facile abituarsi a lei. Con i suoi ritmi sincopati e la sua solarità, ti sembra che ti inviti a provarci. Lento e veloce si alternano. La prima mattina è veloce: sveglia alle 5, alle 6 si prepara il mercato del pesce, i giornalai e i bar sono aperti prima delle 6, ferve la vita in centro e nella zona portuale - pesce, frutta, verdura vengono smistati; i fornai cominciano a sfornare il pane da vendere, dopo aver rifornito tutti gli altri esercizi. Poi rallenta: a metà mattina d'estate si va in spiaggia, escono le signore a fare la spesa (se sono già state al mercato a scegliere il pesce!), il vento fresco ti da sollievo e ti porta l'odore del mare, i turisti cominciano le loro visite guidate... c'è bisogno di una granita! al caffè con brioche ovviamente! In un momento è ora di pranzo, di nuovo veloce: si mangia di tutto, si mangia tanto, si mangia bene! ma non si mangia tanto tardi! A meno che non ci sia un qualche evento da celebrare... anche in quel caso comunque non si inizia poi così tardi! magari però si finisce la sera... Lo stomaco pieno rallenta i ritmi; il dopopranzo è lento: ci si va a coricare! il caldo è atroce, ma uscire è impossibile, se non si vuole evaporare! e quando ci si sveglia è già tardi! e allora di nuovo veloce: ci si veste in un attimo, tempo di fare un giro in città... e tempo di gelato! lungo la via Etnea ci sono ottime gelaterie! allora la passeggiata comincia "in cima" (più in là è davvero lontano!) alla via Etnea, dalla piazza Borgo (ovvero piazza Cavour), zona universitaria, poi si scende verso il giardino di villa Bellini, con la scalinata e la fontana. Proseguendo si arriva alla piazza Stesicoro... andando a sinistra si può fare una deviazione "caratteristica" al "quartiere cinese" e sentirsi un po' in oriente... e stranieri! continuando lungo la via Etnea si arriva alla piazza sede del Rettorato e del Comune... e infine eccoci davanti al Duomo e alla colonna dell'elefante! Dietro a questa piazza si svolge il mercato del pesce, girando nella zona si possono ammirare alcune rovine romane, il teatro massimo Bellini e spingendosi più in là si arriva al castello Ursino. Poi arriva la sera, lenta: è il momento di un arancino, un cannolo, una passeggiata digestiva e ovviamente... il limone limone!
Ma questa non vuole essere una guida turistica. Catania è soprattutto una città piena di vita, con una grande dignità, che ti stupisce. Il mare si nasconde, perché non vuole essere la maggiore attrattiva di questa città. Eppure c'è. Giri l'angolo e ti sorprende! Il mare azzurro, le palme del lungomare, o chilometri di spiaggia della playa.
Ho raccontato l'estate a Catania, che ho vissuto... l'inverno poi sarà il prossimo capitolo... intanto un bel limone limone per tutti!

27 gennaio 2009

c'era un ciliegio

C'era un ciliegio nella strada che dall'aia portava al bosco... un ciliegio grande, enorme, profumato. Su quel ciliegio nel greppo crescevano delle ciliegie cattivissime, aspre e piccoline. Eppure lui, il ciliegio, non se ne interessava: cresceva grande e forte e fiero si ergeva con le fronde al vento. Noi bambini andavamo sempre a vederlo. In ogni stagione stava lì, senza piegare i rami, a guardarci dall'alto delle sue chiome e a proteggerci. Io amavo quel ciliegio dai frutti aspri e quasi incolori, perché era bello, anzi bellissimo. E mi piaceva raccogliere le ciliegie e pensare che le faceva un po' anche per noi, perciò era nostro dovere mangiarle per farlo felice. Sembrava sorridere. Un giorno non ce l'ho trovato più e mi sono sempre chiesta perché. Nessuno mi ha mai spiegato perché sia stato abbattuto, ma un motivo doveva pur esserci, mi sono detta. Così da allora ogni volta che passo di lì penso a lui e a quante cose sono cambiate...
Si può dimenticare, non è facile, ma è possibile. Però quando dimentichi in realtà il ricordo non sparisce, non si disintegra, ma lo accantoni solo in un angolo della mente, perché non vuoi più vedertelo davanti. E poi un giorno, all'improvviso, in un momento che non c'entra niente, eccolo lì che riaffora, nitido e chiaro come se fosse ieri. Un'immagine, una frase, una parola, un gesto... e ti chiedi cosa sia cambiato da allora e come sia potuto cambiare tanto e perché... ma una risposta non c'è, non la sai trovare... e il ricordo resta lì, ti sforzi di dimenticare di nuovo per non soffrire inutilmente a causa di qualcosa che non esiste più, come quel ciliegio sul greppo...

21 dicembre 2008

Last night in Siena

Ultima notte a Siena. Eccola, è arrivata finalmente. Sono qui, in questa casa che ha vissuto con me i miei tormenti e miei insuccessi, in questo letto che ha visto fallire molte illusioni... qui verso qualche lacrima anche per l'odiata siena, dove mi sono scontrata con tutte le mie debolezze senza riuscire a superarle... siena che mi era più estranea di zurigo... siena dove ero straniera in patria.
Ultima notte tra queste mura amiche, unico luogo di questa città in cui mi sentivo a casa, mio piccolo nido in cui riversavo tutte le frustrazioni, di cui avevo cura come se così facendo riuscissi anche un po' ad aver cura di me finalmente.
Ultima sera con gli amici, mia unica gioia e consolazione in questi mesi... mi mancherete lassù al nord! o forse no, non sentirò la vostra mancanza perché vi porterò sempre nel cuore e nei pensieri (come mi ha insegnato recentemente un amico)...
Eccomi di nuovo qui a chiudere un capitolo della mia vita e a ricominciare ancora una volta d'accapo... di nuovo ad affrontare il distacco e lo sradicamento... difficile... forse se non si prova non si può capire e forse non tutti quelli che lo provano riescono a capire. Per me è difficile: per me che mi affeziono alle persone, ai luoghi, alle abitudini...
Non ti abbandonerò per sempre siena bella... fino a poco tempo credevo di odiarti ed è stata dura vivere qui. Ma questa ultima settimana bellissima mi ha fatto capire che non ti odio, solo, forse, non ci siamo capite. E come tutti i rapporti tra due entità troppo diverse, era destino che finisse; lasciamoci senza rancore. Ricorderò questa settimana in cui ho recuperato la felicità e la serenità, nonché la consapevolezza che non importa dove sono o con chi sono, se IO sto bene con me stessa. Perciò vedi, cara Siena, non è stata colpa tua.
Grazie a tutti per l'affetto e l'amicizia: prometto che non vi dimenticherò.
Buonanotte.

20 novembre 2008

profumo...

Stamattina c'era quel profumo tipico della domenica di inverno: odore di brodo e camino nel freddo della via. Il sole rendeva l'aria tersa e luminosa, come nelle giornate invernali in queste terre di Siena. E quell'odore mi ha riportato indietro nel tempo; a quando mi svegliavo in una stanza fredda di quella grande casa in mezzo alla campagna e la nonna preparava il brodo per le feste. "Ah che schifo!" pensavo "è mattina e già c'è puzza di gallina in tutta casa". Mettevo un braccio fuori dal piumone e subito mi si intirizziva per il freddo! Affrettandomi a rimetterlo sotto e coprendomi fino al naso pensavo a cosa avrei potuto fare quel giorno... non c'era veramente un cazzo da fare laggiù! ma che ore saranno? troppo freddo per guardare l'orologio LONTANISSIMO sul comodino! Ma chi è che strilla? mamma? zia? nonna? dormire... ed ecco la mamma entra: oh ma dormi ancora? - perché che ore sono? - le 10, mi sembra che tu abbia dormito abbastanza! (pensiero: e tu che ne sai?) - c'è il sole mamma? - sì dai alzati che poi andiamo giù nell'aia a sistemare un po' di roba... biascicavo un "sì... ora... ma avrei da studiare..." (tutto pur di non aiutare!!!)
ed ecco improvvisamente la mia nonnina in cucina! neanche chiedersi se si fosse alzata presto per preparare tutta quella roba... lei non si alzava MAI presto! da qualcuno avrò pur preso no??? "nonna, cosa prepari di buono per pranzo?" "mah e ora 'n'el so', chiedi alla tu' mamma, è lei che decide!"
ah nonna nonnina se fossi stata qui ancora forse la mia permanenza in questa città mi sarebbe stata meno difficile... quanto mi manchi...
il profumo è sparito e con lui i ricordi si sono fatti più vaghi... il cielo si è coperto e l'aria si è fatta più pesante... mi mancheranno i tuoi capricci Siena, ma sono felice di lasciarmi dietro tutto questo e ricominciare di nuovo, perché il fardello si è fatto troppo pesante ed è ora di liberarsene! scriverò ancora prima di partire...

12 luglio 2008

Zurigo

Ed eccomi qui a descrivere questa bella città che ho rivisto dopo più di un anno... Zurigo è la perfezione svizzera, statica ed immutabile nella sua bellezza un po' aristocratica... sembra guardarti attraverso le sue guglie con sguardo indagatore e altezzoso. Una città nordica che non si trova a nord, una città di montagna che non si trova in montagna, ma tra le montagne. Mille Zurigo si presentano nelle periferie... Zurigo che sembra tanto grande e poi è persino più piccola di Bologna! eppure quella sua aria da grande metropoli internazionale, tra palazzi moderni e chiese antiche, la rendono inimitabile. Quando arrivi sembra fredda e inospitale, nelle giornate di pioggia (tante!) il grigiore la copre e i colori delle guglie sembrano aumentarne la tristezza... eppure la sera si anima di mille luci colorate, e quando esce il sole si scopre una bellezza mai vista. Zurigo da' il suo meglio nelle giornate serene, quando tutti i colori si illuminano, il bianco dei palazzi, il grigio/blu delle guglie, il verde degli alberi e giardini, l'azzurro del lago... Il lago! Il lago di Zurigo è grandissimo, dalla città non si ha idea delle dimensioni, ma salendo sull'Uetliberg (il monte con vista panoramica) si può vedere per quanto si estenda oltre la città e copra l'intera valle! Il lago di Zurigo è pulito come non potresti mai immaginarti ed è di un azzurro intenso... la fauna lacustre si presenta serena fino agli argini sulla passeggiata lungolago... gli animali non hanno paura, perché sono belli e nessuno li tocca... dal mio ufficio si vedeva il lago e in primavera un nibbio volava giù dai monti per recarsi a caccia sul lago... lo vedevo volteggiare sopra la città il larghe volute, e piano piano scendere verso valle... si librava maestoso seguendo i venti con le sue enormi ali spiegate... bellissimo! e un giorno ne è comparso un altro... e l'anno dopo ce n'era uno più piccolino... che spettacolo meraviglioso... la sera rientrando a casa sui colli incontravo la volpe... anzi le volpi! rosse e furbe mi guardavano con gli occhi sbarrati! non si capiva mai chi avesse più paura, se io o loro! un piccolo cane con la coda lunga e folta... un giorno ho visto anche uno scoiattolo... ecco Zurigo riesce ad unire tutto questo: una città viva e affollata di banche e aziende, un centro pieno di negozi, una realtà tipicamente metropolitana, e la montagna, con la sua natura meravigliosa. 
Sono tornata a vedere questa città che mi è rimasta nel cuore, con i suoi lati positivi e i suoi lati negativi... mi manca tutto di Zurigo: il cibo orribile, i tram puntuali, la freddezza della gente, la passeggiata sul lago, gli orari assurdi, i negozi del centro... e ovviamente mi manca la vita che avevo imparato a fare, gli amici, le opportunità... e quando sono arrivata nella Hauptbahnhof tutto questo mi è subito tornato alla mente e ho capito che davvero mi manca e che quel pezzo della mia vita, quelle esperienze che ho fatto, mi hanno davvero lasciato qualcosa e ora ho un motivo in più per tornare... 

4 luglio 2008

cisalpino

Eccomi sulle Alpi di nuovo... è passato più di un anno... era marzo 2007 quando tornavo a casa definitivamente lasciando a Zurigo una parte della mia vita, una parte piena di esperienze, una parte che ho amato tanto e qualche persona speciale che speravo di poter rivedere presto! 

E adesso sono di nuovo su questo treno che attraversa le Alpi svizzere così belle... questa montagna che ho imparato ad apprezzare in quasi un anno e mezzo di viaggi avanti e indietro... queste 6 ore di treno che oggi sono diventate più di 9... niente è cambiato, tranne la sensazione nuova di qualcuno che mi aspetta lassù, nella "fredda" Zurigo. Non ho intenzione di parlare di Zurigo qui adesso, lo farò presto, quando sarò tornata... anzi probabilmente già nel viaggio di ritorno... ora vorrei solo tentare di descrivere le sensazioni che mi provoca questo viaggio, queste montagne verdi, questi paesini di guglie, quei rivoli che si buttano giù dalle pendici dei monti... e i laghi... sentivo di non appartenere a questo mondo quando sono arrivata... piangevo ogni volta che tornavo quassù e ogni volta che tornavo a casa... e poi quando sono partita ho sentito che qualcosa rimaneva quassù... e ora è come se stessi per andarmelo a riprendere! la mia Zurigo, seconda patria, vissuta intensamente in pochi mesi... sto tornando quanti ricordi chissà che effetto farà rivedere il lago e quei posti dove passavo tutti i giorni... sto tornano non per restare ma l'emozione è fortissima... si mescolano le sensazioni... 

Scrivo prima di vedere il lago perché già affiorano le lacrime... fatto col distacco di chi sa che non deve restare e con la gioia di chi sa che c'è qualcuno ad aspettarlo questo viaggio è bellissimo, potresti apprezzare ogni singolo fotogramma che ti presenta il finestrino del treno... e intanto scende la sera e presto non sarà più possibile vedere fuori perciò mi godo quest'ultima luce crepuscolare e le cime delle montagne spoglie mentre penso a te che mi aspetti... arrivo...

2 giugno 2008

...bolle di sapone col detersivo...

Avete mai fatto le bolle di sapone col detersivo per i piatti? quand'ero bambina era una delle cose più divertenti... avete presente quelle boccette per fare le bolle di sapone piene di qualcosa di viscido e secondo me altamente tossico che faceva delle bolle perfette e bellissime? beh quelle boccette, una volta terminata la schifezza che c'era dentro, venivano metodicamente riempite di acqua e detersivo per i piatti in quantità variabili per ricreare le bolle di sapone perfette... ovviamente non venivano MAI così perfette, anzi a seconda del quantitativo di sapone non venivano proprio!
e oggi mentre lavavo i piatti (ahimè) ho ripensato a queste cose, mentre finivo il detersivo in un mare di bolle... mi sono sempre piaciute le bolle di sapone... loro sembrano così libere... volano in alto... peccato che durino poco poco... e poi sulle bolle si rispecchia l'arcobaleno... quand'ero bambina studiavo come farle appoggiare sul davanzale, come fare una bolla dentro una bolla, come attaccarle insieme... passavo ore in terrazza a studiarle...
quando vedo le bolle di sapone mi torna sempre in mente quella sera d'agosto del 1985 (come dicono i vecchietti!), mentre aspettavo la cena facendo bolle in terrazza... era tutto pronto... all'improvviso papà mi chiama a gran voce "martaaaaaa la sorellina la sorellina arriva... preparati che andiamo all'ospedale!" e io nella confusione e nell'agitazione del momento dimenticai le bolle aperte... e ormai in macchina dissi "ma ho dimenticato le bolle aperte... come si fa?" ma credo che nessuno se ne sia accorto... non ricordo molto di più di quella sera, solo che andai dalla zia e dissi a papà di chiamare subitissimo immediatamente appena fosse nata la mia sorellina, che avevo tanto desiderato e che stava arrivando... forse è anche per questo che amo le bolle di sapone, perché mi ricordano questo momento meraviglioso (e meravigliato) della mia vita...
ecco un'altra volta ho tirato fuori il mio carattere "margheritoso" - come dice Michi - e un po' smielato - come dico io! ma che ci vuoi fare, sono così...

4 maggio 2008

Amarcord (con l'aiuto di Biagio Antonacci)

"Solita sera e la solita tribù... tra tanti amici... non ti aspettavo qui...
...ma quanto tempo e ancora ti fai sentire dentro... quanto tempo e ancora..."

Non sopporto i revival... ma a volte ritornano... e io, nostalgica e sentimentale, tutte le volte ci rimango male... per mia natura sono malinconica, di quelle persone che vivono di ricordi - "ti ricordi quella volta che..." "eh mi ricordo che quando andavo all'università..." "ah si, una volta è successo anche a me, mi ricordo che ero seduta su quella panchina lì..." - e quindi parte l'amarcord...

E così anche stavolta siamo rimasti lì... incantati e allibiti... come quella volta... ti ricordi? eheheh si si che mi ricordo... ma che anno era? cavoli davvero il 2002??? Natale del 2002 dici? ma non è possibile... si tratta di più 5 anni fa... e l'ultima volta quand'è stata? estate 2003??? non ci credo... e ti ricordi in discoteca quella sera? cavoli se mi ricordo... ci ritorniamo? no dai fa schifo... ma come? e il nostro ricordo? quello rimane qui dentro... inutile ripetere... stavamo uscendo ti ricordi? si eravamo proprio lì... e ti sei fermato... e poi siamo partiti... e poi io ero lì che ti aspettavo... e le corse... senti che dici se parto? ma ora? si, parto ora, tra meno di un'ora sono lì... impossibile dai... si, preparati, sto arrivando! ok, ho un'ora per prepararmi... mamma esco... dove vai? ehm... esco con... un tizio che ho conosciuto all'uni... si si, e lei ci credeva... sicuro! e un giorno mi fa: dimmi la verità... esci con... eh si mamma... lo immaginavo, ma quello non è affidabile... lo so... va beh non importa, l'importante è che venga... cretina! e lui anche! ma tu non vieni mai a trovarmi? ma come faccio? e se poi lo scopre mio cugino? che ci importa dai, in fondo che facciamo di male? hai ragione ma... vieni da me, ti ospito io... ma tu non sei affidabile... non avevi una ragazza? non ce l'ho più te lo giuro! non ti direi di venire se no... eppure non sono mai andata... e tutto è finito in una bolla di sapone... non ce la facciamo, siamo lontani e diversi... o forse siamo troppo uguali... troppo uguali, basta una parola, uno sguardo, e ci siamo capiti... troppo uguali, so come sei... "io soffro ad essere così"... ma l'importante è sapersi accettare... giusto? qualche tempo dopo c'era lei e c'era lui... ma se ne sono andati entrambi... insieme come sempre... e tu... arrivo, un'ora e sono da te... ok, ma... niente ma, arrivo... e tutto è andato a rotoli, io non sono lei, tu non sei lui... e non funziona... addio... fine della storia...

E poi... eri lì davanti a me... col cuore in gola eccoti... uno sguardo, un secondo... silenzio e imbarazzo... e tutti intorno a guardarci... e noi con gli occhi bassi... "sei bellissima"... oddio anche tu non sei male eheh... come mai sei così silenzioso? di solito sei pieno di energia, un sacco di battute, molto brillante... ehm, stanco... "non vedevo l'ora di arrivare"... ma perché? io odio i revival, odio i ritorni di fiamma, odio la minestra riscaldata, odio ricordare... ricordare fa male... "se io se lei"... eppure è stato così bello... eppure in un momento ho capito tutto e so che ho sbagliato e anche tu hai sbagliato... e continueremo a sbagliare perché siamo fatti così ma finalmente abbiamo imparato ad accettarci per come siamo e a non farci male... se fossi più vicina ti sarei amica perché hai un cuore grande e perché siamo così uguali che non sarebbe possibile non essere almeno amici... ma così... cosa posso essere? un messaggio? una telefonata? una visita ogni tanto? ... ci incontreremo ancora perché siamo io e te... ci incontreremo se lo vorremo... e sarà tra 5 anni? spero di no... ma non ricominciamo, perché non avrebbe senso... ma cos'ha senso allora? eppure... c'era qualcosa in quegli occhi neri... in quel sorriso... ma forse è un'illusione alimentata dal ricordo della pazienza, dell'attesa, della speranza...

"Da qui cominciano i ricordi..."

12 dicembre 2007

malinconia

Bologna, 12 Dicembre 2007

Più resto a casa e più mi accorgo quanto mi manchi Bologna... Bologna sa essere orribile con le sue nebbie, il suo traffico caotico, la sua delinquenza, la paura di girare per strada, la solitudine... ma Bologna sa anche essere bellissima, con i suoi portici, le sue luci, la sua vita, i suoi locali, i suoi negozi... e poi 28 anni trascorsi qui non si cancellano... mi sono rimaste pochissime amiche a Bologna, quelle storiche... lo stesso ogni volta che torno riaffiorano una marea di ricordi, belli e brutti... le notti nei locali, gli aperitivi, i giri in macchina, lo shopping, le "vasche" per il centro, le corse per arrivare al lavoro, amori e dolori, delusioni e illusioni... e poi le giornate passate in casa, come oggi, in tuta, senza alcuna voglia di fare altro che non sia guardare fuori dalla finestra la strada, i palazzi, gli alberi, il centro commerciale... il cielo bianco... ah Bologna, la mia famiglia, la mia camera, il mio letto (che ho pagato con i primi guadagni del dottorato...)... ah Bologna con la sua gente ossequiosa che sembra socievole e simpatica e che ti ignora quando cerchi di approfondire il rapporto... ah Bologna con le sue falsità... ah Bologna, la mia città... mi manca vivere qui, mi manca la quotidianità... so che mi mancheranno anche gli amici, mi mancano quelli di Zurigo e cominciano a mancarmi anche quelli di Siena... è impossibile unire tutto ed è il rischio che si corre trasferendosi da un posto all'altro cercando di ricominciare ogni volta d'accapo... e così ti manca tutto... un posto, le persone, una casa... ma forse oggi sono solo particolarmente malinconica...

15 novembre 2007

c'era quell'odore

Siena, 15 Novembre 2007

C'è quell'odore, tipico della cucina toscana, di zuppa e di carne alla brace, di legna e di cenere... quel profumo che sa di antico... profumo d'infanzia... lo stesso che c'era nella cucina dell'Italia, quando noi bambini attraversavamo la dispensa e ci nascondevamo dietro alla porta aspettando che lei si allontanasse per poter entrare in quello che immaginavamo essere l'antro di una strega: il pentolone nero nel camino, le scope appoggiate al muro, poche sedie, un tavolaccio e qualche ramaiolo... "nonna dov'è l'Italia?" "è a guerna' i conigli"... e noi di corsa a vedere quella casa, sempre un po' buia, con le finestre accapannate... in punta di piedi per non farci sentire giravamo quei pochi metri quadrati... poi raccogliendo il coraggio a quattro mani socchiudevamo la porta della sua stanza, che pareva nascondere grandi misteri: giravano voci che lei parlasse con la Madonna... ci immaginavamo che tenesse nascosto qualche segreto e magari nella sua stanza ci fosse un fantasma che lei credeva essere la Madonna... ma non avevamo mai il coraggio di aprirla del tutto quella porta! e poi la nonna ci richiamava... o qualche volta addirtittura lei compariva sulla soglia di casa e ci urlava "che fate? sciò andate via!" e noi a correre a perdifiato, senza mai guardarci indietro, finché non chiudevamo la porta della dispensa col chiavistello!
E c'era quell'odore, tipico della cucina toscana, di zuppa, di carne, di brace, di schiacciata cotta nel camino... quel profumo di infanzia e di tempi che furono... e che non sono più...