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4 febbraio 2016

Passati i 35...

Passati i 35 anni, mi sono dovuta rassegnare: a mettermi la crema da notte, il contorno occhi e il siero, a mettermi la crema corpo ogni volta che mi faccio la doccia, a non portare più così spesso le lenti a contatto perché gli occhi si affaticano, a non uscire più così spesso la sera, a non bere troppo perché mi fa male, a non andare a letto dopo l'1 di notte, a fare qualche esercizio di ginnastica per tenermi in forma (io pigrissima), a stare attenta a quel che mangio perché molti alimenti mi danno fastidio.
Passati i 35 anni, mi sono accorta che mi da fastidio: trovare il letto disfatto quando torno a casa, mi piace la birra d'estate e il cioccolato d'inverno, mi da fastidio avere i capelli in disordine, mi piace il rossetto anche se mi invecchia, mi preferisco vestita casual che elegante, uscire la sera d'inverno mi fa ammalare, non mi piace andare avanti e indietro da mille posti diversi, ma mi annoia restare sempre nello stesso posto, non sono più così sicura di volere dei figli, preferisco stare in casa a guardare un film che andare a ballare, odio fare la spesa, ogni tanto devo fare lo scrub, mi serve un fondotinta per sembrare più giovane, non sono poi così grassa come pensavo, mi si sono assottigliate le cosce, sono intollerante verso chi sbaglia l'italiano, sto diventando asociale, soffro di ansia patologica, non mi piace studiare, devo imparare a dire di no agli impegni di lavoro, ogni tanto mi serve una pausa, ho bisogno di meditare, mi ammalo molto più facilmente, mandare avanti una casa è molto faticoso, piango molto più spesso anche per le cavolata, lavorare stanca.

9 settembre 2015

Old but gold?

Ci sono quei giorni, in cui ti guardi allo specchio e scopri all'improvviso che sei invecchiata. C'è una ruga in più, una piega del viso che prima non c'era, gli zigomi non sono più alti, quella faccia da bambina che avevi fino a ieri, non c'è più. E non ti riconosci.
Chi è quella donna che ti guarda dallo specchio e assomiglia un po' a tua madre, per come te la ricordi tu? La guardi dritta negli occhi, sono un po' più chiari di come te li ricordavi, ma sono sempre loro. Prendi fuori tutte le tue foto... Eppure sei sempre tu, magari un po' più grassa...
E all'improvviso realizzi che sei più vicina ai 40 che ai 30 e non ti capaciti di come possa essere passato tutto questo tempo! Dentro ti senti ancora una ragazzina, che sogna cosa fare da grande. Non vuoi accettare che il tempo passa. Che, se una sera fai tardi, il giorno dopo sei in uno stato di trance. Che, se un giorno fai uno sforzo superiore alla normalità, il giorno dopo hai tutte le ossa rotte. Che hai bisogno di serenità e quotidianità, che la sera preferisci stare a casa invece che uscire, che i viaggi di lavoro sono sempre più pesanti, perché ti manca la tua casa. Che i rumori e la confusione ti danno fastidio, che il volume della musica è sempre più basso, che hai preso le manie di tua madre...
Perciò ti guardi di nuovo allo specchio. Ti dici che devi comprare una nuova crema, di quelle forti, perché quella prime rughe che usi non va più bene, che devi ricordarti di mettere la crema e il siero giorno e notte, che devi metterti una crema nutriente e rassodante in tutto il corpo tutti i giorni, che devi fare un po' di ginnastica tutte le mattine, per riprendere elasticità. E ripensi che, alla tua età, lo faceva anche tua madre. Poi esci, cambi guardaroba, compri mille trucchi che possano ridare un po' di freschezza al tuo viso, vai dal parrucchiere per cambiare taglio, una cosa che ti faccia più giovane, gli dici.
E la mattina, quando ti guardi allo specchio, ti dici che sì, hai quasi 40 anni, ma tutto sommato, anche se assomigli a tua madre, non sei poi così male per la tua età!

30 ottobre 2014

Consigli per moderni scrittori

Dopo una certa esperienza in letture di scarso spessore, perché quelle pesanti le ho già lette e le leggo ancora per studio e lavoro, mi sento in grado di dare alcuni consigli per gli scrittori in erba che vogliono cimentarsi nella scrittura di un libro contemporaneo.
Essenzialmente sono pochi i generi "di moda" tra la letteratura cosiddetta "leggera" (quella che una volta era il feuilleton, per intenderci... o il romanzo di appendice):

  1. romanzo romantico, 
  2. romanzo erotico,
  3. urban fantasy,
  4. fantascienza,
  5. fantasy.
Alcuni esempi. Tra i romanzi romantici annoveriamo la fortunata serie degli Harmony contemporanei, ma anche le Sophie Kinsella varie (lei è stata il precursore del genere romanzetto romantico contemporaneo senza alcuna "scena" di sesso, invece sempre presente negli Harmony). Sul romanzo erotico non c'è niente da dire, è tornato in voga con 50 sfumature di grigio, anche se sempre gli Harmony serie erotica erano in circolazione da un pezzo. Un caposaldo degli urban fantasy è Twilight (con tutta la saga), che è stato seguito da miriadi di libretti da ragazzini in cui fiorivano esseri sovrannaturali di vario genere: vampiri sempre, ma anche angeli, demoni, fantasmi, streghe e stregoni, fate, gnomi, maghi e persino zombi! Ops, dimenticavo i lupi mannari (se volete aggiungere una nota passionale al tutto, sono immancabili). La fantascienza attuale e leggera è capitanata dalla saga di Hunger Games, a cui segue quella di Divergent (che è praticamente uguale) e molti altri simili. La fantascienza contemporanea ha un che di catastrofico, post-apocalittico e violento. I romanzi fantasy, invece, non sono mai cambiati dall'epoca del Signore degli Anelli, anche se il nostro amico Martin dice che i suoi romanzi sul Trono di Spade non hanno niente a che vedere con quelli di Tolkien. Anche qui, gli elementi sono più o meno gli stessi: tanta violenza, creature al limite del sovrannaturale, ambientazione medievale, buoni e cattivi che si mescolano, saghe lunghissime e senza fine (apparentemente).
Ma veniamo ai consigli. Per chi vuole cimentarsi nella scrittura di un romanzetto soft, consiglio di cominciare dai due generi che richiedono meno esperienza e meno studio. Quindi, romanzi romantici e romanzi urban fantasy. Come si può anche vedere dal numero di titoli in circolazione, questi sono i due genere più facili da scrivere. Infatti, per scrivere un romanzo erotico serve (oltre all'esperienza) un po' di sfacciataggine, che ad alcuni potrebbe mancare. Per scrivere un libro di fantascienza, occorre conoscere qualcosa di scienza o almeno documentarsi. Non che tutti gli autori del genere l'abbiano fatto effettivamente... Per scrivere un romanzo fantasy è necessario conoscere storia e mitologia, perciò richiede un po' di studio in più.
Il più facile di tutti è il romanzo romantico, perché quasi tutti abbiamo avuto esperienze romantiche.
Suggerimento: ambientatelo in un luogo e in un contesto che conoscete abbastanza bene.
Personaggi:

  • lei è poco appariscente (non brutta, anche se pensa di esserlo) e con scarsa esperienza, un po' ingenuotta, in genere tra i 19 e i 25 anni (ma potrebbe anche averne 30 e non aver avuto molta fortuna nelle relazioni amorose, tipo Bridget Jones, per intenderci)
  • lui è uno strafigo, possibilmente ricco (ma spesso alla fine del romanzo si scopre che è ricca pure lei), con molta esperienza e tanta sfacciataggine (anche se magari ha 25 anni, si comporta come un 40enne)
  • l'altra: è una strafiga da paura, con esperienza e un po' stronza
La storia si sviluppa più o meno così:

  • lei incontra lui e si innamora
  • lui incontra lei e non la vede nemmeno, finché lei non subisce un cambiamento e lui rimane estasiato (generalmente c'è di mezzo l'effetto Cenerentola)
  • l'altra mettere i bastoni tra le ruote a lei (ma potrebbe anche succedere un altro evento che tiene lontani i due)
  • i due fanno l'amore (importantissimo)
  • qualcosa li allontana
  • tutto si risolve a tarallucci e vino!
Come vedete, è proprio facile da scrivere. Basta inventarsi un paio di colpi di scena molto blandi e voilà!
Il secondo genere che analizziamo è quello urban fantasy. Qui l'unica difficoltà è che bisogna conoscere un po' di miti e leggende del sovrannaturale. O meglio, per non scadere proprio nel banale ed attirarsi le ire funeste di tutti gli amanti del genere, bisogna conoscere un po' di elementi base del comportamento degli esseri che si vanno ad inserire nel libro.
Comunque, i personaggi e la storia non sono molto diversi da quelli del romanzo romantico, perché anche questo avrà uno sfondo romantico. Vale sempre il suggerimento di ambientarlo in un luogo conosciuto, così non dovrete fare ricerche geografiche! A meno di non ambientarlo in un posto totalmente inventato. Qui si può fare.
Atmosfera: un po' dark, piove spesso e il sole si vede poco.
Ambientazione: di periferia.
Personaggi:

  • lei è una ragazzina (età compresa tra i 15 e i 17 anni, in genere minorenne, potrebbe compiere la maggiore età durante la storia), sempre poco appariscente, un po' un maschiaccio
  • lui è un po' più grande di lei, ma si comporta come un 30enne, di solito ha un sacco di esperienza perché o è un essere immortale (tipo vampiro, perché è già morto di fatto) o è un essere che vive molto a lungo (tipo lupo mannaro) o è un reincarnato (tipo angelo o simile) o ha ricevuto un addestramento da marine perché è una specie di guardia di qualcosa! Insomma, lui è quello sovrannaturale, avrete capito.
  • l'altro, in genere, è il migliore amico di lei, che essendo un maschiaccio non ha amiche femmine, un po' sfigato, di solito nerd, potrebbe essere bruttino ma poi diventa un gran figo durante la storia... potrebbe però anche essere un rivale di lui o addirittura il fratello di lui!
  • a volte c'è anche un'altra, che ha sempre la stessa natura di lui e quindi è una rivale molto potente
Storia per sommi capi:

  • lei viene a contatto con il mondo sovrannaturale per poi scoprire di farne parte o essere trasformata, si innamora perdutamente di lui, pur provando una certa repulsione per la sua diversità
  • lui sente per lei una strana, profonda, fortissima attrazione ma per qualche motivo non può averla (inventare un motivo qualsiasi)
  • lei ripiega sull'altro, a causa dell'impossibilità di stare con lui
  • l'altro capisce che non può averla, viene trasformato o muore
  • i due devono salvare il mondo, la loro comunità, o simile da una terribile minaccia (c'è pure qualche cattivo ovviamente)
  • i buoni diventano cattivi e i cattivi buoni
  • succede un gran casino, tutti si innamorano ripetutamente l'uno dell'altro, tutta una serie di equivoci, ma alla fine l'amore eterno trionfa e i due possono stare insieme per sempre.
Un suggerimento: per cominciare non aggiungete tanti misteri paranormali e strane leggende inesistenti, perché poi vi complicate la vita per dipanarle e il finale potrebbe risultare un po' inconsistente.
Nel caso urban fantasy, ovviamente, dovete prevedere almeno una trilogia. Perciò evitate di far finire il primo libro! E ricordate che questi libri sono per le adolescenti un po' bruttine (tutte lo siamo state) che sperano sempre di incontrare il grande amore, non deludetele.

Ecco qua, che dire... non ci resta che provare a scriverne uno!

16 aprile 2014

Don't Panic!

Dicono che per vincere l'ansia si debba pensare ad un giorno per volta, anzi ad un istante per volta. Che poi è un po' anche il fondamento della filosofia Zen o del Buddismo: pensare solo al presente, perché il passato è passato e non lo puoi cambiare e il futuro deve ancora arrivare e non lo puoi prevedere.
Quindi bisognerebbe sforzarsi di pensare solo al presente. Bisognerebbe anche sforzarsi di trovare qualcosa di positivo in ogni giorno. Bisognerebbe andare a dormire pensando alle cose utili che si sono fatte durante la giornata. Bisognerebbe alzarsi dandosi la carica e con buoni propositi per il giorno che comincia.
Non è un po' troppo difficile? Alla fine l'ansia ti viene a pensare a tutte le cose che bisognerebbe fare per vincere l'ansia!
Oppure, come un automa, potrei semplicemente fare quel c'è da fare senza pensare. Ecco, questo aiuterebbe a vincere l'ansia, ma non ad andare avanti.
Nel cassetto ci sono alcuni sogni e alcuni progetti per il futuro. Se non dovessi mai pensarci, probabilmente non li realizzerei mai. C'è da dire che, in tutti questi anni in cui ci ho pensato, non li ho realizzati lo stesso, quindi forse, cambiando strategia...
Allora sai che c'è? Bisogna organizzarsi, ecco il segreto. Scrivere un business plan (scusate, ma in questi giorni è una fissa!) di se stessi. In fondo, il migliore investimento che possiamo fare, è quello su noi stessi. Perciò io direi: scriviamo un piano a lungo termine, mettiamoci nelle condizioni di realizzarlo e poi non pensiamoci più. Ogni giorno seguiamo il piano, senza stressarci per il futuro, perché se seguiremo il piano andrà tutto bene.
Non è esattamente così vero? Il piano non comprende imprevisti, per quanto noi possiamo includere dei possibili rischi. Ma la nostra filosofia anti-ansia ci impedirà di farci prendere dal panico: li affronteremo quando e se arriveranno. O no? Che ansia!


18 maggio 2012

Hai tempo per un caffè?


"Io, per esempio, a tutto rinuncerei tranne a questa tazzina di caffè, presa tranquillamente qua, fuori al balcone, dopo quell'oretta di sonno che uno si è fatta dopo mangiato. E me la devo fare io stesso, con le mie mani. …) Mia moglie non mi onora queste cose non le capisce. E' molto più giovane di me, sapete, e la nuova generazione ha perduto queste abitudini che, secondo me, sotto un certo punto di vista sono la poesia della vita; perché, oltre a farvi occupare il tempo, vi danno pure una certa serenità di spirito. Neh, scusate, chi mai potrebbe prepararmi un caffè come me lo preparo io, con lo stesso zelo... con la stessa cura…”.
Eduardo de Filippo nella commedia "Questi fantasmi".
La pausa caffè, niente di più mediterraneo! Sia la pausa che il caffè, intendiamoci. Apoteosi del gusto, apologia della calma. Un buon caffè necessita di studio e pazienza. Non esiste il "caffettino veloce", che eresia! Un buon caffè ha bisogno di passione e dedizione, chiedetelo ad un campano. Per questi motivi, la preparazione, anzi l'arte del caffè richiede tempo.
Tutto il rito va effettuato senza fretta (del resto non esiste anche il detto: presto e bene non stanno insieme? tanto più per il caffè…)
Per prima cosa la scelta del caffè: come fa notare lo stesso de Filippo in un'altra commedia (Natale in casa Cupiello) un caffè buono nasce da una miscela buona, perciò bando ai risparmi! Economizzare sul caffè significa rinunciare alla qualità. Ogni tanto regalatevi un piacere in più ed entrate in una torrefazione: il solo profumo che pervade l'aria è un invito all'acquisto. Il caffè macinato fresco e all'istante ha un sapore decisamente diverso. Ovviamente la ricerca, la scelta ed eventualmente la macinatura richiedono tempo. Poi c'è la scelta della macchinetta: qui le voci sono molteplici e dipende molto dal gusto, moca o napoletana? C'è anche chi apprezza di più l'espresso da bar. Io personalmente preferisco il caffè della moca.
Siamo giunti, dunque, al momento della preparazione. Si deve innanzitutto sapere che l'acqua incide sul sapore del caffè: si può usare quella filtrata o quella minerale, ma per me la migliore rimane sempre quella del rubinetto! Sebbene sia ricca di calcare e vari altri minerali, forse proprio questi danno al caffè un bel sapore pieno, anche se purtroppo rovinano la macchinetta. Se si usa la moca, l'acqua deve arrivare alla valvola e poi, un trucco per ottenere un bel caffè saporito e consistente è quello di abbondare col caffè, riempiendo il filtro finché non si forma una montagnetta e ASSOLUTAMENTE evitare di pressarlo successivamente. Infine la cottura: il caffè va fatto salire lentamente, perciò la fiamma del fornello deve essere bassissima. Qualcuno dice che si può alzare all'inizio e abbassare al minimo quando il caffè comincia a salire. Io preferisco tenerla bassa dall'inizio, affinché l'acqua possa bollire con calma e il caffè salga piano piano, senza disperdere l'aroma.
Bene, finita la procedura di preparazione possiamo gustarci il caffè così ottenuto! Anche questo, essendo un rito, ha i suoi tempi. Immaginate un caffè bevuto tranquillamente a casa vostra, magari in terrazza, magari mentre leggete il giornale. Ora immaginate un caffè bevuto di fretta al bar prima di rientrare al lavoro, quale dei due preferite?
Non siamo qui a teorizzare sulle tipologie di caffè, ma ad apprezzare, per una volta, la lentezza di preparazione di un prodotto tipico. Nel mondo della fretta e della frenesia, possiamo e dobbiamo concederci qualche lusso temporale per ritemprare lo spirito e il corpo. Il caffè non è l'unico prodotto della cucina mediterranea che richiede tempi lunghi di preparazione e pazienza. Questo perché per noi sedersi a tavola è un momento importante della giornata, quasi un rituale. Gustare il cibo che è stato preparato con arte dona un piacere impagabile, perciò l'idea di liquidare il pasto in pochi minuti tanto per mangiare non è nella nostra mentalità. Esistono tempi di preparazione e tempi di degustazione imprescindibili. Anche perché spendere tempo per cucinare e mangiare significa dedicare tempo a noi stessi e agli altri: è una forma di generosità tutta mediterranea.
E un po' di egoismo quando ci prepariamo qualcosa di buono solo per noi!

[Pubblicato su http://www.mediterraneaonline.eu/it/04/view.asp?id=1473]

8 agosto 2011

Che casino essere donne!

Ore 16 dell'8 Agosto a Bologna. Fuori: 35°, umidità 100% (condizioni meteo percepite). In casa: 80°, niente sudore perché evapora prima di uscire!
Non vedo il mio uomo da 8 giorni. Rientro a Bologna per vederlo stasera. Previdente, prendo il treno alla mattina, in modo da essere a casa per l'ora di pranzo e avere tutto il pomeriggio per prepararmi. E infatti il treno ha più di un'ora di ritardo. Così arrivo trafelata a casa alle 14. Valigia pesantissima.
Il ciclo, in ritardo di 4 giorni, arriva con precisione sistematica stamattina.
MA IO RESTO CALMA.
Afflitta da caldo, mal di testa, nausea, mal di pancia e stanchezza, comincio a pensare alle cose da fare. Il mio bimbo si merita una cenetta per festeggiare il suo compleanno. Ma ovviamente il supermercato che è sotto casa è chiuso per rinnovo locali.
Sono le 16.15. Queste le cose da fare: spesa, doccia con capelli (e uomini... è molto diverso con e senza lavare i capelli!), depilazione quasi totale, preparare la cena, preparare la tavola.
E sarebbe carino che io accogliessi il mio uomo pulita, fresca, profumata, riposata e anche un po' entusiasta. Ovviamente con la cena pronta.
Ora, ditemi voi se non è difficile essere donne!

27 febbraio 2011

Ancora una volta partire...

Sono felice di una felicità sommessa. Una felicità in background che mi scalda il cuore. Sono triste. Triste perché devo partire, come al solito. Il cuore si lacera ogni volta e le ferite sono sempre più profonde. Partire. Ogni volta una tortura.
Ogni volta lascio qualcosa di più importante: la mia famiglia, la mia città, il mio amore... la mia vita è qui e io la vivo da un'altra parte. E ancora una volta mi interrogo sul senso di questa scelta. E' veramente così importante inseguire un lavoro, quando comporta la rinuncia alla vita?
Sono felice amore mio, felice che ci sia tu nella mia vita. E sono triste amore mio, triste perché vorrei recuperare il tempo perso senza conoscerci, ma un treno, ancora una volta, mi porterà via... via da te e dal tuo abbraccio. Ha senso tutto questo?

12 febbraio 2011

Mamma

Mamma, tu che sei il mio cuore e la mia anima
Mamma, tu che soffri e gioisci insieme a me
Mamma, che ti ho delusa tante volte
Mamma, che non smetti di preoccuparti e non lo farai mai
Mamma, che quando te ne andrai porterai via un pezzo di me
e non ci sarà più nessuno che me lo riporterà
Mamma, che prego Dio quel momento sia lontano
e che mi dia la forza di superarlo
Mamma, tu che vuoi il mio bene ma non sempre è quello che pensi tu
Mamma, che non sono mai riuscita ad essere come te
e mai ci riuscirò
Mamma, che sei forte come la roccia
e fragile come un fiore
Mamma, che ti amo incondizionatamente
e la cosa più bella che mi hai insegnato è l'amore
Mamma, che mi capisci con uno sguardo
ma non mi conosci per niente
Mamma, che sei così diversa da me
eppure siamo così uguali
Mamma, che ti ho visto piangere solo 2 volte
Mamma, che ti ho visto disperata tante volte
Mamma, che amavi tua madre come io amo te
e che hai perso un pezzo di vita quando lei se n'è andata
Mamma, io ci sarò sempre anche se non ti sembrerà
Mamma, io ti vorrò sempre bene
perché sei mia Madre.

25 gennaio 2011

sole

Oggi c'è il sole. Vorrei stendermi su un prato e godermi questa giornata. Il freddo non avrebbe importanza... vorrei venirti a prendere e portarti via... annullarci in questa giornata serena. Vorrei che il sole cancellasse tutti i pensieri e i problemi, che illuminasse le nostre vite come fa con la terra.
Oggi c'è il sole e io vorrei potermelo godere senza fare né pensare. Vorrei non dover partire. Non essere su questo maledetto treno. Non essere stanca, annoiata, svogliata, preoccupata, impegnata.
Vorrei sedermi e guardare il sole. E che mi stordisse di ottimismo, mi infondesse la fiducia che tutto andrà bene, che non sbaglierò, che tu non sbaglierai. Vorrei che mi togliesse l'ansia e la paura, che mi pervadesse di serenità. Vorrei sognare un sogno vero. E non svegliarmi più.

23 dicembre 2010

Per un amico

E' un attimo. E tutto cambia. La tua vita gettata via come uno straccio, il cuore si spezza e non trovi più un senso. Muori un po' anche tu. Muore dentro di te quella luce e quella speranza che ti aiutava a trascinarti attraverso questa vita, così difficile, così tormentata, così bella, così brutta.
E' un attimo. E tutto si spezza. Fragili, come siamo fragili! Non hai più lacrime... ti senti perso...
E' un attimo. Trovare un appiglio, un senso, qualcosa che ci consenta di andare avanti. Per noi e per gli altri, per chi resta e per chi se n'è andato. Perché la vita è una ed è breve.
Un abbraccio amico mio.

20 dicembre 2010

Vuoto

Vorrei riempire questo vuoto... questo senso di vertigine... vorrei scacciare quest'assenza... non ci riesco.
Cerco un appiglio... e scivolo... implodo... il vuoto si espande e mi risucchia mentre cerco disperatamente di chiudere la voragine.
Aiuto! grido disperata, ma nel vuoto, si sa, il suono non passa.

1 novembre 2010

Le mie colline

Non mi sembrava che fosse autunno. Fino a quando non ho visto le mie colline.
Gli alberi laggiù hanno preso quei colori caldi, tipici della stagione. E' un tripudio di giallo, rosso e arancio, con qualche spruzzata di verde ormai scuro. Le foglie cadono sotto il vento sferzante, in un turbinio, una danza convulsa. E a terra c'è un tappeto caldo e morbido.
Le mie colline scendono dolci nelle valli, sotto una pioggia fitta e densa. Non sembrava autunno, finché gli occhi non si sono riempiti di questo paesaggio. E il cuore ha perso un battito. Come potrei riuscire a farti provare l'amore immenso che ho per quella terra, per quei boschi e quei campi? E' un sentimento che provo ogni volta, ad ogni stagione, lo stupore si rinnova e cresce. Vorrei farti vedere e sentire quello che vedo e sento io. Loro, le mie colline, ci saranno sempre. Coi loro colori autunnali, a ricordarmi che il tempo passa, ma la meraviglia no.

27 ottobre 2010

autunno

Ancora una volta quel profumo di camino. Esco nell'aria fresca della sera autunnale, inspiro profondamente e quell'odore di legna bruciata mi riempie i polmoni. Sembra Natale. Mi immagino il profumo delle castagne. Ancora una volta la mente vaga tra ricordi e sogni. E non sa più cos'è vero. E' una sera strana. Mi sento malinconica e serena al tempo stesso. Vorrei essere leggera come una piuma e volare sopra i tetti, spiare la gente che cena nelle case calde. Vorrei essere un gatto davanti al camino e guardare le fiamme che danzano. Vorrei essere le fiamme del camino e danzare quel sabba infernale insieme a loro.
Inspiro forte ancora questo profumo di casa, ricordo di tempi antichi. Ed entro.

31 agosto 2010

E tu.

Tu con quegli occhi tristi su un volto allegro,
tu che hai i capelli bianchi a quarant'anni,
tu che non mi guardi perché ti vergogni,
tu che una volta hai fatto una scelta, e ora forse te ne penti.
Tu, che hai sempre pensato a te stesso,
e sei quello che ha sofferto di più.
Sì, tu che non hai capito di cosa avevi bisogno,
e sei andato avanti per inerzia.
Tu che mi racconti di tempi lontani,
perché del presente non c'è niente da raccontare.
Tu che sei circondato ogni giorno da un sacco di persone,
eppure ti senti solo.
Tu che non hai ancora comprato una casa,
perché non sai dove vuoi stare.
Tu sei seduto qui davanti a me e mi racconti la tua vita...
E io non so cosa rispondere, perché io quello che hai vissuto tu,
non lo so.
E tu mi parli di naufragi perché ti senti naufragare,
portato alla deriva da una vita di scelte sbagliate,
ma non è finita.
Io vorrei dirti che c'è ancora tempo per cambiare,
ma tu scappi, davanti a me, come hai fatto per tutta la vita.

25 agosto 2010

Il mare

Seduta sulla riva osservo il mare.
Quel mare infausto che portò via il figlio di Padron 'Ntoni. Quel mare bello che si infrange sulle rocce bagnando i miei fogli. Scrivo a mano, riscopro questo piacere. Piegata in 2 su questo foglio ricavato, alzo la testa e vedo il mare. Aperto. Dopo quegli scogli laggiù non c'è più terra, solo il mare. Azzurro, immenso, si perde all'orizzonte e tra poco si confonderà col cielo in un crepuscolo rosa e argento.
E intanto penso a questo mare cantato dai poeti e dagli scrittori. A questo mare cattivo che mi fa paura. A questo mare subdolo che mi incanta col suo sciabordio.
Più ti guardo e più ti amo, mare. So che mi mancherai tutto l'inverno. Lasciarti è sempre una pena. Io, nata e vissuta lontano dal mare, vorrei ogni giorno perdere lo sguardo tra le onde all'infinito. Mi riempio gli occhi di questo azzurro, mi riempio l'anima della pace e della calma che solo guardarti mi sa dare. E spero di portarne un po' nel cuore, per affrontare l'inverno senza di te, mare.

25 giugno 2010

Due ore in un giorno di sole

D'estate, quando c'è il sole, ci sono due momenti della giornata che preferisco.
L'ora dalle 14 alle 15: l'ora della siesta, quella più calda della giornata. Mi piacerebbe sedermi fuori e "meriggiare pallido e assorto presso un rovente muro d'orto" come diceva Montale. In quell'ora c'è silenzio, tutti sono immersi nel torpore del dopo pranzo, si sente solo il lavorio della natura tutta intorno. Il sole picchia e puoi quasi sentire l'erba crescere e tendersi verso quel calore. I pochi animali in giro si muovono pigramente. Puoi osservare tutto come se fossi un tutt'uno con il mondo, fuori dal tuo corpo intontito dal caldo.
E poi l'ora che va dalle 19 alle 20. Quell'ora di relax prima di cena, quando finalmente hai terminato i tuoi compiti giornalieri, e ti puoi godere un po' di riposo. Svuoti la mente, cammini per strada, non è più caldo come prima, se sei fortunata si alza anche un po' di brezza serale. Piano piano si svuota la città, tutti rientrano a casa, il sole si fa basso sull'orizzonte. Non è ancora sera, c'è luce e ti puoi godere gli ultimi raggi rassicuranti. Senti la natura che va a riposo, i suoi suoni si spengono lentamente. "Ed è subito sera" come diceva un altro poeta, Quasimodo.

13 aprile 2010

inadeguatezza

... se per tutta la vita non mi fossi sentita così inadeguata adesso sarei una donna diversa...

9 aprile 2010

slipping through my fingers...

Dedicato alla mia mamma: spero che prima o poi potremo tornare a fare tutte le cose che facevamo insieme prima...


24 dicembre 2009

Dolci storie di Natale

"Basta un poco di zucchero e la pillola va giù" intonava Mary Poppins che ne sapeva una più del diavolo! E mentre il buon Nino Manfredi "pe' ffà la vita meno amara" s'era comprato "na chitara", lei ci suggeriva piuttosto la via del gusto: se la vita è amara cosa c'è di meglio di un po' di zucchero per renderla più dolce? "Tutto brillerà di più!" Il senso astratto della parola "dolce" non deriva forse dal suo significato più pragmatico legato al sapore? Quindi è proprio lo zucchero che ci aiuta a superare i piccoli problemi della vita rendendola più "dolce".

Il periodo natalizio costringe ad una riflessione su quanto dolce sia la vita in questi giorni! Certo non ho abbandonato il mio pessimismo cosmico per un insensato ottimismo festivo! La dolcezza è dovuta alla quantità di zuccheri presenti nei cibi delle feste.
Non so se sia scientificamente provato che il dolce metta il buonumore, ma per esperienza mentre mangi un dolce dimentichi per un attimo tutti i problemi della vita e il mondo ti sembra subito più roseo! Chi mi conosce potrebbe obiettare che per una golosa cronica come me queste argomentazioni sono assai labili. Ed eccoci allora di nuovo a Mary Poppins e al suo - magari non propriamente scientifico - pensiero, che in senso più lato potrebbe essere: il calore e il colore (nonché il sapore) dei dolci rendono tutti un po' più spensierati.
In questo periodo natalizio i dolci si sprecano e tutt'Italia è impegnata a gareggiare con golosità che affondano le loro radici nella storia locale o nazionale. Io modestamente di dolci me ne intendo! E poiché ho girato un po' di Italia, ho deciso di raccontarvi il sapore dolce delle feste: l'essenza che rende le feste ancora più festose (o festive)!

No, non voglio soffermarmi a lungo sul pandoro di Verona e sul panettone di Milano, mi dispiace. Meritano però, per tradizione e diffusione una citazione. Questi dolci, per quanto tipici, hanno invaso talmente tanto le corsie dei nostri supermercati in mille varianti che ce n'è venuta a noia! Certo è che il prodotto artigianale, pandoro e panettone, ha tutt'altro sapore rispetto a quelli fatti in serie che troviamo nei supermercati. Ma che sapore ha? Se entriamo in pasticceria e cerchiamo questi dolci facciamo fatica a trovarli! Oggi leggevo su facebook lo stato di una mia amica che si chiedeva disperata "dove posso trovare lo stampo per il pandoro?" Lo stampo per il pandoro? Esiste qualcosa del genere? C'è ancora qualcuno che vorrebbe tentare di fare un pandoro in casa? Per quanto qui a Verona (dove attualmente vivo) sia venerato, nelle vetrine delle pasticcerie di questi tempi è molto difficile vedere un Pandoro - sì la P maiuscola è voluta - degno di questo nome.
Ma il dolce originale veronese era un altro, si chiama Nadalin ed è molto più simile a quei dolci tradizionali che in tutta Italia spopolano. Assomiglia un po' alla colomba pasquale, con le mandorle e lo zucchero a velo sopra, ha forma di stella (forse per associazione con la stella cometa?) ed è meno lievitato del pandoro, pur avendo più o meno gli stessi ingredienti, visto che è un suo antenato. Ammetto di non averlo ancora assaggiato, ma la sua storia antica incuriosisce: mentre il pandoro nasce alla fine dell'800, il Nadalin fu creato per celebrare il primo Natale (Natale, Nadal, Nadalin) successivo all'insediamento dei signori Della Scala in Verona, quindi nel 1260. Prometto di assaggiarlo quanto prima, visto che questo è anche il mio primo Natale veronese; la coincidenza è tale che non si può non assecondarla!

Io personalmente tra i due preferisco il panettone, perché - ebbene sì - adoro i canditi! Ah! Finalmente posso dirlo. Quegli odiati canditi che tutti tolgono, quelli che eliminano dai panettoni industriali, sostituendoli con creme al surrogato di cioccolata o al surrogato di limone... quei colorati coriandoli così dolci io li adoro!

Il panettone e il pandoro, pur affondando le loro radici nel nord Italia, non sono un'esclusiva delle zone di origine, ma ne esistono molte varianti in tutta la penisola, fino alla Sicilia! Un pasticciere siciliano mi ha raccontato che tradizionalmente il panettone si mangiava a Natale, mentre il pandoro a capodanno, perché il primo ha la forma tipica della grotta mentre il secondo dell'albero di Natale innevato. Non so se questo sia storicamente realistico, ma mi piace pensare che le storie popolari abbiano un fondo di verità.

In effetti in Liguria esiste un dolce che al panettone assomiglia un po', ma che per me è molto più buono! Il Pandolce genovese, che ho scoperto solo un paio di anni fa grazie ad un amico appunto genovese. Il pandolce è come un panettone, ma più basso e compatto. E anche molto più ricco: di frutta secca e candita. Con gli immancabili pinoli! La consistenza è piena e il sapore non è esageratamente dolce (non c'è zucchero nella pasta) ma molto sfaccettato grazie ai numerosi ingredienti che vi si trovano. Si dice che sia stato creato su richiesta del doge Andrea Doria nel '500 per i marinai: infatti è un dolce molto ricco e nutriente e a lunga conservazione. Non si mangia solo a Natale, e non nasce per questa occasione, ma, grazie alla somiglianza, estetica e di gusto, col panettone, viene spesso regalato per l'occasione!

Ma vi avevo promesso di non dilungarmi troppo sui noti pandoro e panettone. La mia personale tradizione familiare si riconduce al confine tra Umbria e Toscana, all'altezza della provincia senese. Se penso alla spensieratezza, ai dolci e alle feste di Natale, non posso non ricordare la mia cara nonna. Per anni lei e la sua enorme casa colonica nella campagna umbra sono state un rifugio alle intemperie della vita, un porto franco dove approdare per avere un po' di serenità. Durante le feste i dolci la facevano da padroni, che fossero fatti in casa o comperati. E noi bambini ovviamente ne gioivamo! Non c'era pasto che non finisse con un dolce e non c'era merenda che non finisse il dolce iniziato durante i pasti! Il sapore sofisticato dei dolci senesi si mescolava a quello più rustico dei dolci umbri.
Da Siena veniva immancabile il Panforte, dolce dalle tradizioni millenarie, e dal sapore intenso di miele e spezie. Questo dolce inizialmente si chiamava Panpepato, aveva una copertura di pepe nero, veniva preparato dagli speziali con prodotti costosissimi ed era riservato ai nobili. Il gusto così fortemente speziato disgustò probabilmente la regina Margherita, la quale ne fece fare una versione più simile a quella che conosciamo noi. Esiste tuttavia a Siena ancora il Panpepato che però è ricoperto di cannella, perciò per me immangiabile, vista la mia avversione per questa spezia!
Spesso sulla tavola della sala si trovava una scatola di Ricciarelli, regalati da qualche amico o parente. Il loro sapore, così simile alla pasta di mandorle, ma con una nota amara di fondo, era da me di gran lunga preferito a quello del panforte. Anche i ricciarelli hanno tradizioni nobili e antiche: furono introdotti nelle corti toscane da un senese che rientrava dalle crociate, perciò hanno origini orientali. Infatti il loro sapore zuccheroso e l'impasto di mandorle sono tipici del medio oriente, e ricordano vagamente le baklava greche e turche.
Infine immancabili i Cavallucci, il cui nome deriva forse dal fatto che venivano serviti nelle osterie cossiddette "dei cavallari", cioè di coloro che si occupavano di cavalli... si sa a Siena c'è una lunga tradizione di cavalli e cavallari! Me l'hanno insegnato i miei amici senesi e poi, avendo vissuto a Siena più di un anno non potevo non impararlo! I cavallucci hanno un sapore meraviglioso, molto sfaccettato: anice e noci sono gli ingredienti principali, oltre ai canditi e al miele. La consistenza è secca, fatta per durare a lungo, ma bisogna fare attenzione ai denti! Da bambini se ne faceva indigestione, perciò la nonna ce li proponeva con molta moderazione, nonostante a noi piacessero davvero molto.
I dolci umbri, sicuramente meno noti di quelli toscani, hanno origini più popolari e sapori più semplici, meno ricercati. Noi bambini andavamo matti per le Pinoccate (o Pinocchiate) perugine. Questi dolcetti prendono il loro buffo nome dai pinoli (pinocchi in perugino, ma anche in toscano: ricordate Pinocchio il burattino?) che sono la loro componente essenziale insieme allo zucchero marmorizzato. Sono di una dolcezza quasi disgustosa, ma ne mangerei cento perché ho una passione per i pinoli! Si dice (o meglio, è scritto sulle cartine che avvolgono i dolcetti uno a uno) che la loro forma a losanga e la loro confezione a caramella li rendessero perfetti da lanciare durante le giostre medievali. Ne esistono di due varianti: al limone e al cacao. Anche questa dicotomia di colori (bianco e nero) ci riporta alle tradizioni medievali e addirittura orientali. In effetti Perugia è un borgo fortificato medievale, perciò non è insolito che anche le tradizioni culinarie risalgano a quell'epoca.
Il dolce che più ricordo è il Serpentone, che la nonna preparava ogni Natale, spesso con il mio ausilio. Quest'ultimo in realtà era principalmente costituito dalla decorazione del dolce! Il serpentone ha origini laziali e non natalizie, infatti il suo nome deriva dall'oggetto di martirio (serpenti) di Sant'Anatolia che si festeggia il 10 Luglio. La nonna però era abituata a farlo per le feste e il sapore ottimo di mandorle tostate (principale e quasi unico ingrediente del dolce) ce lo faceva amare particolarmente. Anche la forma ci piaceva particolarmente: di serpente, o quasi di dinosauro con le mandorle piantate per dritto sulla coda e gli occhi rossi formati da due canditi.

Scendendo più a sud si trovano gli Struffoli napoletani, che però mia nonna faceva per Carnevale! Sono frittelle molto compatte ricoperte di miele. Estremamente golose! Sono preparati anche in Sicilia (dove si chiamano Strufoli, come li chiamavamo noi comunque) per Natale. Ah la Sicilia, la patria dei dolci! Nonostante questo le tipicità dolciarie sicule non sono prettamente natalizie. La Cassata per esempio è un dolce pasquale, anche se ne esiste una variante palermitana che viene preparata per Natale. I Cannoli invece sono più natalizi, anche se hanno perso queste caratteristica essendo diventati molto comuni tutto l'anno! Dolci però più tipici e meno noti sono il Buccellato, ciambella di pasta frolla ripiena delle solite cose, ovvero mandorle, nocciole, fichi secchi, marmellate ecc., e i Mustazzola, specie di biscotti a base di... indovinate un po'? Miele! Sì perché in realtà tutti questi dolci venivano anticamente preparati per essere conservati a lungo, perciò abbondavano di zucchero (conservante per eccellenza) e prodotti secchi o essiccati.

Dulcis in fundo (mai espressione fu più azzeccata!) vorrei parlarvi un po' dei dolci natalizi della "mia" Bologna. Due dolci sopra tutti: il Certosino e il Panone. Potremmo quasi definirle due varianti della stesso dolce: il primo più sofisticato e quindi cittadino, il secondo più semplice e perciò contadino. Infatti si dice che il Certosino fosse preparato in Bologna città, mentre nelle campagne si preparava il Panone, più secco e meno ricco. Il certosino (anche detto panspzièl, panspeziale o pan speciale!) ha origini medievali: anch'esso veniva preparato dagli speziali e perciò il suo sapore è molto simile a quello del panforte anche se più farinaceo. Più tardi i monaci della Certosa di San Girolamo di Casara (distrutta da Napoleone e sui cui resti fu poi costruito l'attuale cimitero di Bologna) si fecero carico della sua produzione e perciò divenne Certosino. E' un dolce molto ricco in cui si può trovare un po' tutto quello che era tradizionale all'epoca: miele, frutta candita, mandorle, cioccolato fondente, uvetta sultanina, pinoli, burro, semi di anice e cannella. Insomma un po' tutto quello che abbiamo visto negli altri dolci! In più si aggiunge la mostarda bolognese, ovvero una marmellata di mele cotogne che rende il sapore di questo dolce inconfondibile! Il panone si differenzia perché è più lievitato, simile appunto a un pane, e una volta conteneva quasi esclusivamente fichi secchi. Ora contiene principalmente uvetta, canditi e mandorle, oltre al miele, la mostarda e il cioccolato. La variante moderna è con pezzi di cioccolato interi, ma io preferisco sempre quella tradizionale. Tra i due il panone mi piace di più per semplicità e consistenza.

Questa carrellata non ha ovviamente la pretesa di essere esaustiva, molte regioni non sono state toccate perché non fanno parte del mio bagaglio culturale e mi sono limitata a darvi un'idea dei sapori che conosco e a cui sono affezionata.

A questo punto spero di avervi fatto venire un po' di gola e che vi fionderete nel negozio più tipico della vostra città a comprare un dolce natalizio pieno di storia e tradizione. Io lo farò di sicuro, ho una fame!

(NB: questo articolo è stato pubblicato sul mensile online di cultura mediterranea http://www.mediterraneaonline.eu/it/)

22 novembre 2009

Odio l'inverno

Parafrasando i Green Day potrei dire "wake me up when the winter ends"! Guardo fuori da finestrino dell'ennesimo treno che mi porta su e giù, e non vedo altro che nebbia. Il paesaggio, già di per sè non particolarmente vivace, diventa sempre più triste ogni mese che passa. Novembre è la nebbia. Tutto diventa grigio in questo crepuscolo di domenica (sono solo le 4 del pomeriggio!). E' buio, le case in mezzo ai campi accendono le luci della sera. E in lontananza non c'è niente, solo grigio e nebbia. Mentre il mio ipod sembra capire la mia malinconia, ripenso a tutte le volte che sono partita. Ripenso ai miei viaggi verso la Svizzera, ai pianti interminabili, alla voglia di abbandonare tutto... ripenso a quando salivo su quel treno, alle montagne, alla notte che calava, alla solitudine che mi stringeva. Ripenso a quanto potrebbe essere stato inutile soffrire il distacco e la lontananza. E penso a quanto potrebbe esserlo ora.
Mentre il treno si avvicina sempre più alla meta, penso a quando qualcuno mi aspettava alla stazione o a casa e penso che stasera sarò sola. Penso alla mia mamma che ogni volta che vado via mi chiede quando torno e penso a quando non me lo chiedeva. A quando mi diceva di restare su e non preoccuparmi. E piango ancora, immersa in questa stupida nebbia che offusca la mente e non mi lascia respirare. In questo treno sovraffollato di pendolari della domenica. E ancora una volta mi chiedo: ne vale la pena? Vale la pena essere sempre lontani da chi si ama? Vale la pena soffrire il distacco ogni volta che si viaggia? Vale la pena sentirsi sradicati?
Domande senza risposta. Malinconia d'inverno. E allora vado in letargo: svegliatemi quando l'inverno sarà finito.