18 maggio 2012

Hai tempo per un caffè?


"Io, per esempio, a tutto rinuncerei tranne a questa tazzina di caffè, presa tranquillamente qua, fuori al balcone, dopo quell'oretta di sonno che uno si è fatta dopo mangiato. E me la devo fare io stesso, con le mie mani. …) Mia moglie non mi onora queste cose non le capisce. E' molto più giovane di me, sapete, e la nuova generazione ha perduto queste abitudini che, secondo me, sotto un certo punto di vista sono la poesia della vita; perché, oltre a farvi occupare il tempo, vi danno pure una certa serenità di spirito. Neh, scusate, chi mai potrebbe prepararmi un caffè come me lo preparo io, con lo stesso zelo... con la stessa cura…”.
Eduardo de Filippo nella commedia "Questi fantasmi".
La pausa caffè, niente di più mediterraneo! Sia la pausa che il caffè, intendiamoci. Apoteosi del gusto, apologia della calma. Un buon caffè necessita di studio e pazienza. Non esiste il "caffettino veloce", che eresia! Un buon caffè ha bisogno di passione e dedizione, chiedetelo ad un campano. Per questi motivi, la preparazione, anzi l'arte del caffè richiede tempo.
Tutto il rito va effettuato senza fretta (del resto non esiste anche il detto: presto e bene non stanno insieme? tanto più per il caffè…)
Per prima cosa la scelta del caffè: come fa notare lo stesso de Filippo in un'altra commedia (Natale in casa Cupiello) un caffè buono nasce da una miscela buona, perciò bando ai risparmi! Economizzare sul caffè significa rinunciare alla qualità. Ogni tanto regalatevi un piacere in più ed entrate in una torrefazione: il solo profumo che pervade l'aria è un invito all'acquisto. Il caffè macinato fresco e all'istante ha un sapore decisamente diverso. Ovviamente la ricerca, la scelta ed eventualmente la macinatura richiedono tempo. Poi c'è la scelta della macchinetta: qui le voci sono molteplici e dipende molto dal gusto, moca o napoletana? C'è anche chi apprezza di più l'espresso da bar. Io personalmente preferisco il caffè della moca.
Siamo giunti, dunque, al momento della preparazione. Si deve innanzitutto sapere che l'acqua incide sul sapore del caffè: si può usare quella filtrata o quella minerale, ma per me la migliore rimane sempre quella del rubinetto! Sebbene sia ricca di calcare e vari altri minerali, forse proprio questi danno al caffè un bel sapore pieno, anche se purtroppo rovinano la macchinetta. Se si usa la moca, l'acqua deve arrivare alla valvola e poi, un trucco per ottenere un bel caffè saporito e consistente è quello di abbondare col caffè, riempiendo il filtro finché non si forma una montagnetta e ASSOLUTAMENTE evitare di pressarlo successivamente. Infine la cottura: il caffè va fatto salire lentamente, perciò la fiamma del fornello deve essere bassissima. Qualcuno dice che si può alzare all'inizio e abbassare al minimo quando il caffè comincia a salire. Io preferisco tenerla bassa dall'inizio, affinché l'acqua possa bollire con calma e il caffè salga piano piano, senza disperdere l'aroma.
Bene, finita la procedura di preparazione possiamo gustarci il caffè così ottenuto! Anche questo, essendo un rito, ha i suoi tempi. Immaginate un caffè bevuto tranquillamente a casa vostra, magari in terrazza, magari mentre leggete il giornale. Ora immaginate un caffè bevuto di fretta al bar prima di rientrare al lavoro, quale dei due preferite?
Non siamo qui a teorizzare sulle tipologie di caffè, ma ad apprezzare, per una volta, la lentezza di preparazione di un prodotto tipico. Nel mondo della fretta e della frenesia, possiamo e dobbiamo concederci qualche lusso temporale per ritemprare lo spirito e il corpo. Il caffè non è l'unico prodotto della cucina mediterranea che richiede tempi lunghi di preparazione e pazienza. Questo perché per noi sedersi a tavola è un momento importante della giornata, quasi un rituale. Gustare il cibo che è stato preparato con arte dona un piacere impagabile, perciò l'idea di liquidare il pasto in pochi minuti tanto per mangiare non è nella nostra mentalità. Esistono tempi di preparazione e tempi di degustazione imprescindibili. Anche perché spendere tempo per cucinare e mangiare significa dedicare tempo a noi stessi e agli altri: è una forma di generosità tutta mediterranea.
E un po' di egoismo quando ci prepariamo qualcosa di buono solo per noi!

[Pubblicato su http://www.mediterraneaonline.eu/it/04/view.asp?id=1473]

8 agosto 2011

Che casino essere donne!

Ore 16 dell'8 Agosto a Bologna. Fuori: 35°, umidità 100% (condizioni meteo percepite). In casa: 80°, niente sudore perché evapora prima di uscire!
Non vedo il mio uomo da 8 giorni. Rientro a Bologna per vederlo stasera. Previdente, prendo il treno alla mattina, in modo da essere a casa per l'ora di pranzo e avere tutto il pomeriggio per prepararmi. E infatti il treno ha più di un'ora di ritardo. Così arrivo trafelata a casa alle 14. Valigia pesantissima.
Il ciclo, in ritardo di 4 giorni, arriva con precisione sistematica stamattina.
MA IO RESTO CALMA.
Afflitta da caldo, mal di testa, nausea, mal di pancia e stanchezza, comincio a pensare alle cose da fare. Il mio bimbo si merita una cenetta per festeggiare il suo compleanno. Ma ovviamente il supermercato che è sotto casa è chiuso per rinnovo locali.
Sono le 16.15. Queste le cose da fare: spesa, doccia con capelli (e uomini... è molto diverso con e senza lavare i capelli!), depilazione quasi totale, preparare la cena, preparare la tavola.
E sarebbe carino che io accogliessi il mio uomo pulita, fresca, profumata, riposata e anche un po' entusiasta. Ovviamente con la cena pronta.
Ora, ditemi voi se non è difficile essere donne!

27 maggio 2011

It was only a dream...

Poi un giorno all'improvviso ti accorgi che è tutto finito. Come un brusco risveglio, ti lascia l'amaro in bocca, un senso di frustrazione e la voglia di riaddormentarti. Ricadere in quel torpore cocciuto e ostinato in cui ti eri rifugiata fino ad allora.
Ma è mattina, è ora di alzarti, darti una mossa, perché la vita non è finita. Come dicono gli americani it's not over till it's over! Lo sai benissimo, ma la pressione ti schiaccia al suolo e non hai la spinta per alzarti e affrontare quella che ormai è una realtà più che evidente. Ti sei crogiolata nei tuoi sogni giovanili fino ad oggi e ti scopri ultratrentenne senz'arte né parte, senza aver combinato un cazzo nella tua vita, a parte rincorrere un'aspirazione impossibile. Le tue mille idee, le tue innumerevoli capacità, il tuo "talento", la tua intelligenza... tutto sprecato! e forse avresti potuto fare qualcos'altro che ora è troppo tardi per fare...
E' ora di crescere, hai capito? la verità lampante ti scuote come una tempesta... chiudere le utopie in un cassetto e buttare via la chiave! nel tentativo di consolarti gli amici ti rendono ancora più amara la sorpresa... forse non era il tuo destino, forse non era la tua strada, può darsi che scoprirai che è un'altra... NO. Onestamente no. Non era un'altra, è solo che il destino ha voluto che questa strada per me fosse bloccata. Colpa mia? Chissà, forse in parte, forse non ci ho creduto fino in fondo, forse non sono stata abbastanza scaltra, abbastanza volenterosa, abbastanza convinta. O forse semplicemente non ho avuto fortuna. Come tanti.
E così mi scuoto la polvere dalle scarpe, abbandono la nave prima che affondi e mi volto verso la nuova meta... quale? Lo sconforto mi assale... una morsa di ansia e depressione... chi sono? cosa so fare? cosa vorrei fare? cosa HO VOGLIA di fare? Attendere l'illuminazione divina non è di aiuto. Pensare, in questo stato d'animo, è difficile. Quello che è facile è sentire il peso del fallimento. Non ce l'ho fatta, mi dispiace. Mi dispiace per tutti quelli che come me ci hanno creduto. Ora non ci crede più nessuno... mi trascino in quel che resta di questo sogno sbiadito...
Ricominciare. Prima o poi me ne farò una ragione. Prima o poi...

"Oh Lord, I pray you give me strength to carry on
'cos I know what it means to walk along the lonely street of dreams.
Here I go again on my own
goin' down the only road I've ever known.
Like a drifter I was born to walk alone.
An' I've made up my mind, I ain't wasting no more time. "




27 febbraio 2011

Ancora una volta partire...

Sono felice di una felicità sommessa. Una felicità in background che mi scalda il cuore. Sono triste. Triste perché devo partire, come al solito. Il cuore si lacera ogni volta e le ferite sono sempre più profonde. Partire. Ogni volta una tortura.
Ogni volta lascio qualcosa di più importante: la mia famiglia, la mia città, il mio amore... la mia vita è qui e io la vivo da un'altra parte. E ancora una volta mi interrogo sul senso di questa scelta. E' veramente così importante inseguire un lavoro, quando comporta la rinuncia alla vita?
Sono felice amore mio, felice che ci sia tu nella mia vita. E sono triste amore mio, triste perché vorrei recuperare il tempo perso senza conoscerci, ma un treno, ancora una volta, mi porterà via... via da te e dal tuo abbraccio. Ha senso tutto questo?

12 febbraio 2011

Mamma

Mamma, tu che sei il mio cuore e la mia anima
Mamma, tu che soffri e gioisci insieme a me
Mamma, che ti ho delusa tante volte
Mamma, che non smetti di preoccuparti e non lo farai mai
Mamma, che quando te ne andrai porterai via un pezzo di me
e non ci sarà più nessuno che me lo riporterà
Mamma, che prego Dio quel momento sia lontano
e che mi dia la forza di superarlo
Mamma, tu che vuoi il mio bene ma non sempre è quello che pensi tu
Mamma, che non sono mai riuscita ad essere come te
e mai ci riuscirò
Mamma, che sei forte come la roccia
e fragile come un fiore
Mamma, che ti amo incondizionatamente
e la cosa più bella che mi hai insegnato è l'amore
Mamma, che mi capisci con uno sguardo
ma non mi conosci per niente
Mamma, che sei così diversa da me
eppure siamo così uguali
Mamma, che ti ho visto piangere solo 2 volte
Mamma, che ti ho visto disperata tante volte
Mamma, che amavi tua madre come io amo te
e che hai perso un pezzo di vita quando lei se n'è andata
Mamma, io ci sarò sempre anche se non ti sembrerà
Mamma, io ti vorrò sempre bene
perché sei mia Madre.

25 gennaio 2011

sole

Oggi c'è il sole. Vorrei stendermi su un prato e godermi questa giornata. Il freddo non avrebbe importanza... vorrei venirti a prendere e portarti via... annullarci in questa giornata serena. Vorrei che il sole cancellasse tutti i pensieri e i problemi, che illuminasse le nostre vite come fa con la terra.
Oggi c'è il sole e io vorrei potermelo godere senza fare né pensare. Vorrei non dover partire. Non essere su questo maledetto treno. Non essere stanca, annoiata, svogliata, preoccupata, impegnata.
Vorrei sedermi e guardare il sole. E che mi stordisse di ottimismo, mi infondesse la fiducia che tutto andrà bene, che non sbaglierò, che tu non sbaglierai. Vorrei che mi togliesse l'ansia e la paura, che mi pervadesse di serenità. Vorrei sognare un sogno vero. E non svegliarmi più.

23 dicembre 2010

Per un amico

E' un attimo. E tutto cambia. La tua vita gettata via come uno straccio, il cuore si spezza e non trovi più un senso. Muori un po' anche tu. Muore dentro di te quella luce e quella speranza che ti aiutava a trascinarti attraverso questa vita, così difficile, così tormentata, così bella, così brutta.
E' un attimo. E tutto si spezza. Fragili, come siamo fragili! Non hai più lacrime... ti senti perso...
E' un attimo. Trovare un appiglio, un senso, qualcosa che ci consenta di andare avanti. Per noi e per gli altri, per chi resta e per chi se n'è andato. Perché la vita è una ed è breve.
Un abbraccio amico mio.