Ci sono giorni in cui vorresti fare tutto e giorni in cui non vorresti fare niente.
Ci sono giorni in cui vorresti mandare a fanculo la stupida dieta e il mal di pancia, mangiare una pizza, bere una birra, mangiare schifezze e un chilo di gelato.
Ci sono giorni in cui persino l'odore di un'insalata ti da la nausea.
Ci sono giorni in cui vorresti uscire a ballare fino all'alba. E giorni in cui vorresti addormentarti sul divano davanti alla tv con una tisana alle erbe.
Ci sono giorni in cui vorresti correre su un prato e giorni in cui vorresti solo andare a dormire.
Ci sono giorni in cui il computer è il tuo migliore amico e altri in cui è il tuo peggior nemico.
Ci sono giorni in cui ti svegli più stanca di quando sei andata a letto. E giorni in cui non vedi l'ora di andare a letto.
Ci sono giorni in cui vorresti fare l'amore tutto il giorno. Ci sono giorni in cui le coccole bastano, anzi servono.
Ci sono giorni in cui vorresti un figlio. Altri in cui vorresti un cane. E giorni in cui ne hai già abbastanza di te stessa!
Ci sono giorni in cui vorresti danzare un valzer in un salone affrescato. Ci sono giorni in cui vorresti chiuderti in un locale goth.
Ci sono giorni in cui vorresti tingerti i capelli di rosso fuoco e vestirti da punk e uscire per strada cantando God save the queen. E altri in cui vorresti vestirti da donna in carriera, metterti i tacchi alti e andare al lavoro sentendoti importante.
Ci sono giorni in cui vorresti sentirti viva. E altri che proprio non te la senti.
Ci sono giorni sì e giorni no...
28 ottobre 2016
4 febbraio 2016
Passati i 35...
Passati i 35 anni, mi sono dovuta rassegnare: a mettermi la crema da notte, il contorno occhi e il siero, a mettermi la crema corpo ogni volta che mi faccio la doccia, a non portare più così spesso le lenti a contatto perché gli occhi si affaticano, a non uscire più così spesso la sera, a non bere troppo perché mi fa male, a non andare a letto dopo l'1 di notte, a fare qualche esercizio di ginnastica per tenermi in forma (io pigrissima), a stare attenta a quel che mangio perché molti alimenti mi danno fastidio.
Passati i 35 anni, mi sono accorta che mi da fastidio: trovare il letto disfatto quando torno a casa, mi piace la birra d'estate e il cioccolato d'inverno, mi da fastidio avere i capelli in disordine, mi piace il rossetto anche se mi invecchia, mi preferisco vestita casual che elegante, uscire la sera d'inverno mi fa ammalare, non mi piace andare avanti e indietro da mille posti diversi, ma mi annoia restare sempre nello stesso posto, non sono più così sicura di volere dei figli, preferisco stare in casa a guardare un film che andare a ballare, odio fare la spesa, ogni tanto devo fare lo scrub, mi serve un fondotinta per sembrare più giovane, non sono poi così grassa come pensavo, mi si sono assottigliate le cosce, sono intollerante verso chi sbaglia l'italiano, sto diventando asociale, soffro di ansia patologica, non mi piace studiare, devo imparare a dire di no agli impegni di lavoro, ogni tanto mi serve una pausa, ho bisogno di meditare, mi ammalo molto più facilmente, mandare avanti una casa è molto faticoso, piango molto più spesso anche per le cavolata, lavorare stanca.
Passati i 35 anni, mi sono accorta che mi da fastidio: trovare il letto disfatto quando torno a casa, mi piace la birra d'estate e il cioccolato d'inverno, mi da fastidio avere i capelli in disordine, mi piace il rossetto anche se mi invecchia, mi preferisco vestita casual che elegante, uscire la sera d'inverno mi fa ammalare, non mi piace andare avanti e indietro da mille posti diversi, ma mi annoia restare sempre nello stesso posto, non sono più così sicura di volere dei figli, preferisco stare in casa a guardare un film che andare a ballare, odio fare la spesa, ogni tanto devo fare lo scrub, mi serve un fondotinta per sembrare più giovane, non sono poi così grassa come pensavo, mi si sono assottigliate le cosce, sono intollerante verso chi sbaglia l'italiano, sto diventando asociale, soffro di ansia patologica, non mi piace studiare, devo imparare a dire di no agli impegni di lavoro, ogni tanto mi serve una pausa, ho bisogno di meditare, mi ammalo molto più facilmente, mandare avanti una casa è molto faticoso, piango molto più spesso anche per le cavolata, lavorare stanca.
9 settembre 2015
Old but gold?
Ci sono quei giorni, in cui ti guardi allo specchio e scopri all'improvviso che sei invecchiata. C'è una ruga in più, una piega del viso che prima non c'era, gli zigomi non sono più alti, quella faccia da bambina che avevi fino a ieri, non c'è più. E non ti riconosci.
Chi è quella donna che ti guarda dallo specchio e assomiglia un po' a tua madre, per come te la ricordi tu? La guardi dritta negli occhi, sono un po' più chiari di come te li ricordavi, ma sono sempre loro. Prendi fuori tutte le tue foto... Eppure sei sempre tu, magari un po' più grassa...
E all'improvviso realizzi che sei più vicina ai 40 che ai 30 e non ti capaciti di come possa essere passato tutto questo tempo! Dentro ti senti ancora una ragazzina, che sogna cosa fare da grande. Non vuoi accettare che il tempo passa. Che, se una sera fai tardi, il giorno dopo sei in uno stato di trance. Che, se un giorno fai uno sforzo superiore alla normalità, il giorno dopo hai tutte le ossa rotte. Che hai bisogno di serenità e quotidianità, che la sera preferisci stare a casa invece che uscire, che i viaggi di lavoro sono sempre più pesanti, perché ti manca la tua casa. Che i rumori e la confusione ti danno fastidio, che il volume della musica è sempre più basso, che hai preso le manie di tua madre...
Perciò ti guardi di nuovo allo specchio. Ti dici che devi comprare una nuova crema, di quelle forti, perché quella prime rughe che usi non va più bene, che devi ricordarti di mettere la crema e il siero giorno e notte, che devi metterti una crema nutriente e rassodante in tutto il corpo tutti i giorni, che devi fare un po' di ginnastica tutte le mattine, per riprendere elasticità. E ripensi che, alla tua età, lo faceva anche tua madre. Poi esci, cambi guardaroba, compri mille trucchi che possano ridare un po' di freschezza al tuo viso, vai dal parrucchiere per cambiare taglio, una cosa che ti faccia più giovane, gli dici.
E la mattina, quando ti guardi allo specchio, ti dici che sì, hai quasi 40 anni, ma tutto sommato, anche se assomigli a tua madre, non sei poi così male per la tua età!
Chi è quella donna che ti guarda dallo specchio e assomiglia un po' a tua madre, per come te la ricordi tu? La guardi dritta negli occhi, sono un po' più chiari di come te li ricordavi, ma sono sempre loro. Prendi fuori tutte le tue foto... Eppure sei sempre tu, magari un po' più grassa...
E all'improvviso realizzi che sei più vicina ai 40 che ai 30 e non ti capaciti di come possa essere passato tutto questo tempo! Dentro ti senti ancora una ragazzina, che sogna cosa fare da grande. Non vuoi accettare che il tempo passa. Che, se una sera fai tardi, il giorno dopo sei in uno stato di trance. Che, se un giorno fai uno sforzo superiore alla normalità, il giorno dopo hai tutte le ossa rotte. Che hai bisogno di serenità e quotidianità, che la sera preferisci stare a casa invece che uscire, che i viaggi di lavoro sono sempre più pesanti, perché ti manca la tua casa. Che i rumori e la confusione ti danno fastidio, che il volume della musica è sempre più basso, che hai preso le manie di tua madre...
Perciò ti guardi di nuovo allo specchio. Ti dici che devi comprare una nuova crema, di quelle forti, perché quella prime rughe che usi non va più bene, che devi ricordarti di mettere la crema e il siero giorno e notte, che devi metterti una crema nutriente e rassodante in tutto il corpo tutti i giorni, che devi fare un po' di ginnastica tutte le mattine, per riprendere elasticità. E ripensi che, alla tua età, lo faceva anche tua madre. Poi esci, cambi guardaroba, compri mille trucchi che possano ridare un po' di freschezza al tuo viso, vai dal parrucchiere per cambiare taglio, una cosa che ti faccia più giovane, gli dici.
E la mattina, quando ti guardi allo specchio, ti dici che sì, hai quasi 40 anni, ma tutto sommato, anche se assomigli a tua madre, non sei poi così male per la tua età!
30 ottobre 2014
Consigli per moderni scrittori
Dopo una certa esperienza in letture di scarso spessore, perché quelle pesanti le ho già lette e le leggo ancora per studio e lavoro, mi sento in grado di dare alcuni consigli per gli scrittori in erba che vogliono cimentarsi nella scrittura di un libro contemporaneo.
Essenzialmente sono pochi i generi "di moda" tra la letteratura cosiddetta "leggera" (quella che una volta era il feuilleton, per intenderci... o il romanzo di appendice):
Ma veniamo ai consigli. Per chi vuole cimentarsi nella scrittura di un romanzetto soft, consiglio di cominciare dai due generi che richiedono meno esperienza e meno studio. Quindi, romanzi romantici e romanzi urban fantasy. Come si può anche vedere dal numero di titoli in circolazione, questi sono i due genere più facili da scrivere. Infatti, per scrivere un romanzo erotico serve (oltre all'esperienza) un po' di sfacciataggine, che ad alcuni potrebbe mancare. Per scrivere un libro di fantascienza, occorre conoscere qualcosa di scienza o almeno documentarsi. Non che tutti gli autori del genere l'abbiano fatto effettivamente... Per scrivere un romanzo fantasy è necessario conoscere storia e mitologia, perciò richiede un po' di studio in più.
Il più facile di tutti è il romanzo romantico, perché quasi tutti abbiamo avuto esperienze romantiche.
Suggerimento: ambientatelo in un luogo e in un contesto che conoscete abbastanza bene.
Personaggi:
Il secondo genere che analizziamo è quello urban fantasy. Qui l'unica difficoltà è che bisogna conoscere un po' di miti e leggende del sovrannaturale. O meglio, per non scadere proprio nel banale ed attirarsi le ire funeste di tutti gli amanti del genere, bisogna conoscere un po' di elementi base del comportamento degli esseri che si vanno ad inserire nel libro.
Comunque, i personaggi e la storia non sono molto diversi da quelli del romanzo romantico, perché anche questo avrà uno sfondo romantico. Vale sempre il suggerimento di ambientarlo in un luogo conosciuto, così non dovrete fare ricerche geografiche! A meno di non ambientarlo in un posto totalmente inventato. Qui si può fare.
Atmosfera: un po' dark, piove spesso e il sole si vede poco.
Ambientazione: di periferia.
Personaggi:
Nel caso urban fantasy, ovviamente, dovete prevedere almeno una trilogia. Perciò evitate di far finire il primo libro! E ricordate che questi libri sono per le adolescenti un po' bruttine (tutte lo siamo state) che sperano sempre di incontrare il grande amore, non deludetele.
Ecco qua, che dire... non ci resta che provare a scriverne uno!
Essenzialmente sono pochi i generi "di moda" tra la letteratura cosiddetta "leggera" (quella che una volta era il feuilleton, per intenderci... o il romanzo di appendice):
- romanzo romantico,
- romanzo erotico,
- urban fantasy,
- fantascienza,
- fantasy.
Ma veniamo ai consigli. Per chi vuole cimentarsi nella scrittura di un romanzetto soft, consiglio di cominciare dai due generi che richiedono meno esperienza e meno studio. Quindi, romanzi romantici e romanzi urban fantasy. Come si può anche vedere dal numero di titoli in circolazione, questi sono i due genere più facili da scrivere. Infatti, per scrivere un romanzo erotico serve (oltre all'esperienza) un po' di sfacciataggine, che ad alcuni potrebbe mancare. Per scrivere un libro di fantascienza, occorre conoscere qualcosa di scienza o almeno documentarsi. Non che tutti gli autori del genere l'abbiano fatto effettivamente... Per scrivere un romanzo fantasy è necessario conoscere storia e mitologia, perciò richiede un po' di studio in più.
Il più facile di tutti è il romanzo romantico, perché quasi tutti abbiamo avuto esperienze romantiche.
Suggerimento: ambientatelo in un luogo e in un contesto che conoscete abbastanza bene.
Personaggi:
- lei è poco appariscente (non brutta, anche se pensa di esserlo) e con scarsa esperienza, un po' ingenuotta, in genere tra i 19 e i 25 anni (ma potrebbe anche averne 30 e non aver avuto molta fortuna nelle relazioni amorose, tipo Bridget Jones, per intenderci)
- lui è uno strafigo, possibilmente ricco (ma spesso alla fine del romanzo si scopre che è ricca pure lei), con molta esperienza e tanta sfacciataggine (anche se magari ha 25 anni, si comporta come un 40enne)
- l'altra: è una strafiga da paura, con esperienza e un po' stronza
- lei incontra lui e si innamora
- lui incontra lei e non la vede nemmeno, finché lei non subisce un cambiamento e lui rimane estasiato (generalmente c'è di mezzo l'effetto Cenerentola)
- l'altra mettere i bastoni tra le ruote a lei (ma potrebbe anche succedere un altro evento che tiene lontani i due)
- i due fanno l'amore (importantissimo)
- qualcosa li allontana
- tutto si risolve a tarallucci e vino!
Il secondo genere che analizziamo è quello urban fantasy. Qui l'unica difficoltà è che bisogna conoscere un po' di miti e leggende del sovrannaturale. O meglio, per non scadere proprio nel banale ed attirarsi le ire funeste di tutti gli amanti del genere, bisogna conoscere un po' di elementi base del comportamento degli esseri che si vanno ad inserire nel libro.
Comunque, i personaggi e la storia non sono molto diversi da quelli del romanzo romantico, perché anche questo avrà uno sfondo romantico. Vale sempre il suggerimento di ambientarlo in un luogo conosciuto, così non dovrete fare ricerche geografiche! A meno di non ambientarlo in un posto totalmente inventato. Qui si può fare.
Atmosfera: un po' dark, piove spesso e il sole si vede poco.
Ambientazione: di periferia.
Personaggi:
- lei è una ragazzina (età compresa tra i 15 e i 17 anni, in genere minorenne, potrebbe compiere la maggiore età durante la storia), sempre poco appariscente, un po' un maschiaccio
- lui è un po' più grande di lei, ma si comporta come un 30enne, di solito ha un sacco di esperienza perché o è un essere immortale (tipo vampiro, perché è già morto di fatto) o è un essere che vive molto a lungo (tipo lupo mannaro) o è un reincarnato (tipo angelo o simile) o ha ricevuto un addestramento da marine perché è una specie di guardia di qualcosa! Insomma, lui è quello sovrannaturale, avrete capito.
- l'altro, in genere, è il migliore amico di lei, che essendo un maschiaccio non ha amiche femmine, un po' sfigato, di solito nerd, potrebbe essere bruttino ma poi diventa un gran figo durante la storia... potrebbe però anche essere un rivale di lui o addirittura il fratello di lui!
- a volte c'è anche un'altra, che ha sempre la stessa natura di lui e quindi è una rivale molto potente
- lei viene a contatto con il mondo sovrannaturale per poi scoprire di farne parte o essere trasformata, si innamora perdutamente di lui, pur provando una certa repulsione per la sua diversità
- lui sente per lei una strana, profonda, fortissima attrazione ma per qualche motivo non può averla (inventare un motivo qualsiasi)
- lei ripiega sull'altro, a causa dell'impossibilità di stare con lui
- l'altro capisce che non può averla, viene trasformato o muore
- i due devono salvare il mondo, la loro comunità, o simile da una terribile minaccia (c'è pure qualche cattivo ovviamente)
- i buoni diventano cattivi e i cattivi buoni
- succede un gran casino, tutti si innamorano ripetutamente l'uno dell'altro, tutta una serie di equivoci, ma alla fine l'amore eterno trionfa e i due possono stare insieme per sempre.
Nel caso urban fantasy, ovviamente, dovete prevedere almeno una trilogia. Perciò evitate di far finire il primo libro! E ricordate che questi libri sono per le adolescenti un po' bruttine (tutte lo siamo state) che sperano sempre di incontrare il grande amore, non deludetele.
Ecco qua, che dire... non ci resta che provare a scriverne uno!
18 aprile 2014
Recensioni: A qualcuno piace dolce, di Laura Schiavini
Oggi voglio iniziare un nuovo spazio dedicato alle recensioni dei libri, visto che ultimamente sto leggendo più del solito. Ovviamente non ci sarà nulla di particolarmente tecnico, saranno recensioni fatte da una lettrice media per il lettore medio.
Comincerò con l'ultimo libro che ho letto, e quindi con una recensione negativa!
Si intitola "A qualcuno piace dolce" di Laura Schiavini.
La storia narra della solita ragazza over-30 un po' sfigata che abita a New York e cerca di sfondare. Un altro cliché: lavora nel campo del giornalismo per una rivista di gossip. Ovviamente è magra e carina, ovviamente è ingenua e ha un'amica "scafata". E ovviamente incontra un figo da paura che si innamora di lei. Fin qui, tutto prevedibile. Qualche novità ed imprevisto narrativo c'è, e non starò a raccontarvelo per non rovinarvi la sorpresa, nel caso decideste di leggerlo nonostante la mia recensione!
Si tratta ovviamente di un libro leggero e frivolo, un po' sullo stile di quelli della Kinsella se vogliamo, con una nota più erotica, però. Come se la Kinsella scrivesse un Harmony, per dire.
Tra le righe, si legge una critica al successo di "Cinquanta sfumature di grigio", poiché in questo libro, invece, si inneggia al sesso "dolce" (da qui il titolo) contro l'imperversare del sesso "alternativo", sadomaso per intenderci. E infatti spesso viene citato il libro incriminato!
Il libro scorre leeeeeeeeeeeento e piuttosto noioso. Con una serie infinita di flashback, a volte multipli, e non sempre pertinenti alla storia. Pur essendo scritto abbastanza bene, nonostante non sia un must della letteratura, è molto difficile non annoiarsi nelle descrizioni di eventi e luoghi che non hanno alcuna attinenza con quello che sta succedendo nel tempo "attuale" della storia.
Alla lentezza, si aggiunge la scarsa originalità dei temi proposti, come ho già accennato. In un'atmosfera da Sex & the City, con un tocco de Il diavolo veste Prada, si sviluppa una storia vista e rivista, senza caratterizzazione dei personaggi, che alla fine risultano buttati un po' lì e anche spaesati, poverini.
La protagonista viene fuori come una poveretta che a 32 anni non ha mai avuto il piacere di un rapporto sessuale soddisfacente, ma non se ne capisce il perché. All'inizio si accenna a qualche possibile problema, che poi non viene più approfondito. Inoltre, per l'età che ha, sembra decisamente sperduta, ingenua e anche un po' ignorante. Ma non faceva la giornalista?
Il bello (e dannato) della situazione risulta in realtà uno stronzetto a cui piace andare a letto con le donne (scusate, a quale uomo non piace?) e che alla fine, come al solito, le ha tutte vinte! Prego? Ma chi è? Ovviamente, è bello da paura, intelligente, simpatico, carismatico, ricco, bravo a cucinare e non vi dico a letto! Ah dimenticavo, pure superdotato!
L'altra è un'amica premurosa e materna, molto sveglia ed espansiva, anche lei bella e ricca, oltre che in carriera. Però è un po' sfigata. Beh, non poteva essere meglio della protagonista no?
E come poteva mancare l'amico gay? Eccolo lì, l'ottimo consigliere, che in realtà di consigli non ne da, perché è un personaggio totalmente inutile, ma, siccome rientrava nel cliché del romanzetto frivolo, bisognava necessariamente infilarcelo. Poverino...
Conclusioni: il libro si legge, saltando qualche pagina descrittiva e inutile, con la superficialità che si addice al genere, ma non entusiasma affatto.
La morale è: fate l'amore meglio!
Comincerò con l'ultimo libro che ho letto, e quindi con una recensione negativa!
Si intitola "A qualcuno piace dolce" di Laura Schiavini.
La storia narra della solita ragazza over-30 un po' sfigata che abita a New York e cerca di sfondare. Un altro cliché: lavora nel campo del giornalismo per una rivista di gossip. Ovviamente è magra e carina, ovviamente è ingenua e ha un'amica "scafata". E ovviamente incontra un figo da paura che si innamora di lei. Fin qui, tutto prevedibile. Qualche novità ed imprevisto narrativo c'è, e non starò a raccontarvelo per non rovinarvi la sorpresa, nel caso decideste di leggerlo nonostante la mia recensione!
Si tratta ovviamente di un libro leggero e frivolo, un po' sullo stile di quelli della Kinsella se vogliamo, con una nota più erotica, però. Come se la Kinsella scrivesse un Harmony, per dire.
Tra le righe, si legge una critica al successo di "Cinquanta sfumature di grigio", poiché in questo libro, invece, si inneggia al sesso "dolce" (da qui il titolo) contro l'imperversare del sesso "alternativo", sadomaso per intenderci. E infatti spesso viene citato il libro incriminato!
Il libro scorre leeeeeeeeeeeento e piuttosto noioso. Con una serie infinita di flashback, a volte multipli, e non sempre pertinenti alla storia. Pur essendo scritto abbastanza bene, nonostante non sia un must della letteratura, è molto difficile non annoiarsi nelle descrizioni di eventi e luoghi che non hanno alcuna attinenza con quello che sta succedendo nel tempo "attuale" della storia.
Alla lentezza, si aggiunge la scarsa originalità dei temi proposti, come ho già accennato. In un'atmosfera da Sex & the City, con un tocco de Il diavolo veste Prada, si sviluppa una storia vista e rivista, senza caratterizzazione dei personaggi, che alla fine risultano buttati un po' lì e anche spaesati, poverini.
La protagonista viene fuori come una poveretta che a 32 anni non ha mai avuto il piacere di un rapporto sessuale soddisfacente, ma non se ne capisce il perché. All'inizio si accenna a qualche possibile problema, che poi non viene più approfondito. Inoltre, per l'età che ha, sembra decisamente sperduta, ingenua e anche un po' ignorante. Ma non faceva la giornalista?
Il bello (e dannato) della situazione risulta in realtà uno stronzetto a cui piace andare a letto con le donne (scusate, a quale uomo non piace?) e che alla fine, come al solito, le ha tutte vinte! Prego? Ma chi è? Ovviamente, è bello da paura, intelligente, simpatico, carismatico, ricco, bravo a cucinare e non vi dico a letto! Ah dimenticavo, pure superdotato!
L'altra è un'amica premurosa e materna, molto sveglia ed espansiva, anche lei bella e ricca, oltre che in carriera. Però è un po' sfigata. Beh, non poteva essere meglio della protagonista no?
E come poteva mancare l'amico gay? Eccolo lì, l'ottimo consigliere, che in realtà di consigli non ne da, perché è un personaggio totalmente inutile, ma, siccome rientrava nel cliché del romanzetto frivolo, bisognava necessariamente infilarcelo. Poverino...
Conclusioni: il libro si legge, saltando qualche pagina descrittiva e inutile, con la superficialità che si addice al genere, ma non entusiasma affatto.
La morale è: fate l'amore meglio!
16 aprile 2014
Don't Panic!
Dicono che per vincere l'ansia si debba pensare ad un giorno per volta, anzi ad un istante per volta. Che poi è un po' anche il fondamento della filosofia Zen o del Buddismo: pensare solo al presente, perché il passato è passato e non lo puoi cambiare e il futuro deve ancora arrivare e non lo puoi prevedere.
Quindi bisognerebbe sforzarsi di pensare solo al presente. Bisognerebbe anche sforzarsi di trovare qualcosa di positivo in ogni giorno. Bisognerebbe andare a dormire pensando alle cose utili che si sono fatte durante la giornata. Bisognerebbe alzarsi dandosi la carica e con buoni propositi per il giorno che comincia.
Non è un po' troppo difficile? Alla fine l'ansia ti viene a pensare a tutte le cose che bisognerebbe fare per vincere l'ansia!
Oppure, come un automa, potrei semplicemente fare quel c'è da fare senza pensare. Ecco, questo aiuterebbe a vincere l'ansia, ma non ad andare avanti.
Nel cassetto ci sono alcuni sogni e alcuni progetti per il futuro. Se non dovessi mai pensarci, probabilmente non li realizzerei mai. C'è da dire che, in tutti questi anni in cui ci ho pensato, non li ho realizzati lo stesso, quindi forse, cambiando strategia...
Allora sai che c'è? Bisogna organizzarsi, ecco il segreto. Scrivere un business plan (scusate, ma in questi giorni è una fissa!) di se stessi. In fondo, il migliore investimento che possiamo fare, è quello su noi stessi. Perciò io direi: scriviamo un piano a lungo termine, mettiamoci nelle condizioni di realizzarlo e poi non pensiamoci più. Ogni giorno seguiamo il piano, senza stressarci per il futuro, perché se seguiremo il piano andrà tutto bene.
Non è esattamente così vero? Il piano non comprende imprevisti, per quanto noi possiamo includere dei possibili rischi. Ma la nostra filosofia anti-ansia ci impedirà di farci prendere dal panico: li affronteremo quando e se arriveranno. O no? Che ansia!
Quindi bisognerebbe sforzarsi di pensare solo al presente. Bisognerebbe anche sforzarsi di trovare qualcosa di positivo in ogni giorno. Bisognerebbe andare a dormire pensando alle cose utili che si sono fatte durante la giornata. Bisognerebbe alzarsi dandosi la carica e con buoni propositi per il giorno che comincia.
Non è un po' troppo difficile? Alla fine l'ansia ti viene a pensare a tutte le cose che bisognerebbe fare per vincere l'ansia!
Oppure, come un automa, potrei semplicemente fare quel c'è da fare senza pensare. Ecco, questo aiuterebbe a vincere l'ansia, ma non ad andare avanti.
Nel cassetto ci sono alcuni sogni e alcuni progetti per il futuro. Se non dovessi mai pensarci, probabilmente non li realizzerei mai. C'è da dire che, in tutti questi anni in cui ci ho pensato, non li ho realizzati lo stesso, quindi forse, cambiando strategia...
Allora sai che c'è? Bisogna organizzarsi, ecco il segreto. Scrivere un business plan (scusate, ma in questi giorni è una fissa!) di se stessi. In fondo, il migliore investimento che possiamo fare, è quello su noi stessi. Perciò io direi: scriviamo un piano a lungo termine, mettiamoci nelle condizioni di realizzarlo e poi non pensiamoci più. Ogni giorno seguiamo il piano, senza stressarci per il futuro, perché se seguiremo il piano andrà tutto bene.
Non è esattamente così vero? Il piano non comprende imprevisti, per quanto noi possiamo includere dei possibili rischi. Ma la nostra filosofia anti-ansia ci impedirà di farci prendere dal panico: li affronteremo quando e se arriveranno. O no? Che ansia!
3 aprile 2014
Reloaded...
Ho deciso di riprendere in mano questo povero blog abbandonato. Non c'è un motivo particolare, forse mi faceva pena... oppure ho semplicemente avuto un moto di orgoglio, nel constatare che di questi tempi scrivono tutti, cani e porci, perciò mi sono detta "beh io sarò da meno di Ibrahimovic?"
Certo non ho la pretesa di scrivere un libro, che richiederebbe impegno e dedizione, due cose di cui, al momento, sono sprovvista... ma non nego che mi piacerebbe un giorno, forse quando avrò più tempo, forse presto, visto il periodo nero del lavoro.
Che taglio darò a questo blog? Non so ancora. Magari scriverò un po' di tutto, non solo pensieri "strazzamutande", come ho fatto negli anni passati.
Non è facile avere l'ispirazione per scrivere. Io non ho mai avuto molta fantasia e non sono mai stata capace di scrivere "a soggetto". Lo dimostra il fatto che a scuola, nei temi, prendevo sempre voti bassi. Mi piace scrivere pensieri, mi piace scrivere quello che sento, indipendentemente dalla moda o dall'argomento del giorno. A volte, mi piace anche scrivere dell'argomento del giorno.
Vorrei metterci dentro un po' di tutto, fare un bel mischione, di psicologia spiccia e filosofia da quattro soldi. Tanto chi vuole leggermi lo farà lo stesso e chi non vuole, pazienza. Non ho mai scritto per essere letta, anche se, voi direte, allora perché scrivere un blog? Meglio un diario privato... Quindi forse non sono sincera, mi piacerebbe anche che qualcuno mi leggesse, con un occhio critico, ma non troppo. Non mi piacciono molto le critiche, come a tutti, credo. Vorrei che qualcuno mi leggesse e pensasse "beh dai, non è male".
In questa società "social" (che non è altro che una ridondanza, o se preferite, una ripetizione), ci abituiamo a metterci in mostra. E ci piace anche. Dai, non negatelo. Guardatevi dentro, riflettete... non ditemi che usate facebook solo per mettervi in contatto con gli amici lontani o per far sapere agli altri che state bene... non dite che usate twitter solo per seguire le notizie dei vostri beniamini... io lo so che in tutti voi c'è un po' di esibizionismo! So che, come me, volete far vedere che siete bravi e vi intendete di tante cose. Vi piace mettervi in mostra e sapere che gli altri si faranno i fatti vostri. E che poi, di questo, vi potrete lamentare! Ma io non vi giudico, sono come voi. E quindi, eccomi qui! Pronta a ricominciare a lamentarmi dei miei problemi, che tutti hanno. A elargire consigli dall'altro della mia esperienza di niente. A commentare fatti senza cognizione di causa. O forse non è così? Lascio all'esperto lettore il giudizio critico (ma non troppo, mi raccomando).
A presto, spero.
Certo non ho la pretesa di scrivere un libro, che richiederebbe impegno e dedizione, due cose di cui, al momento, sono sprovvista... ma non nego che mi piacerebbe un giorno, forse quando avrò più tempo, forse presto, visto il periodo nero del lavoro.
Che taglio darò a questo blog? Non so ancora. Magari scriverò un po' di tutto, non solo pensieri "strazzamutande", come ho fatto negli anni passati.
Non è facile avere l'ispirazione per scrivere. Io non ho mai avuto molta fantasia e non sono mai stata capace di scrivere "a soggetto". Lo dimostra il fatto che a scuola, nei temi, prendevo sempre voti bassi. Mi piace scrivere pensieri, mi piace scrivere quello che sento, indipendentemente dalla moda o dall'argomento del giorno. A volte, mi piace anche scrivere dell'argomento del giorno.
Vorrei metterci dentro un po' di tutto, fare un bel mischione, di psicologia spiccia e filosofia da quattro soldi. Tanto chi vuole leggermi lo farà lo stesso e chi non vuole, pazienza. Non ho mai scritto per essere letta, anche se, voi direte, allora perché scrivere un blog? Meglio un diario privato... Quindi forse non sono sincera, mi piacerebbe anche che qualcuno mi leggesse, con un occhio critico, ma non troppo. Non mi piacciono molto le critiche, come a tutti, credo. Vorrei che qualcuno mi leggesse e pensasse "beh dai, non è male".
In questa società "social" (che non è altro che una ridondanza, o se preferite, una ripetizione), ci abituiamo a metterci in mostra. E ci piace anche. Dai, non negatelo. Guardatevi dentro, riflettete... non ditemi che usate facebook solo per mettervi in contatto con gli amici lontani o per far sapere agli altri che state bene... non dite che usate twitter solo per seguire le notizie dei vostri beniamini... io lo so che in tutti voi c'è un po' di esibizionismo! So che, come me, volete far vedere che siete bravi e vi intendete di tante cose. Vi piace mettervi in mostra e sapere che gli altri si faranno i fatti vostri. E che poi, di questo, vi potrete lamentare! Ma io non vi giudico, sono come voi. E quindi, eccomi qui! Pronta a ricominciare a lamentarmi dei miei problemi, che tutti hanno. A elargire consigli dall'altro della mia esperienza di niente. A commentare fatti senza cognizione di causa. O forse non è così? Lascio all'esperto lettore il giudizio critico (ma non troppo, mi raccomando).
A presto, spero.
26 ottobre 2012
Bologna la Grassa
Scrivere della propria città è sempre una cosa difficile. La cosa più difficile è che vorresti renderne lo spirito e descriverla nel modo più bello, ma non sempre ci si riesce. Di Bologna hanno scritto illustri letterati e poeti, da Pasolini a Nievo. Bologna è stata cantata da cantautori e descritta da viaggiatori. Bologna è la dotta ma è soprattutto la grassa. Ospitando l'Università più antica del mondo, la città si è sempre attrezzata per essere accogliente nei confronti dello "straniero". E l'accoglienza si sa, parte dal cibo. In virtù anche della commistione di razze e culture presenti in città grazie alle accademie, la tradizione culinaria di Bologna si è arricchita di pietanze e sapori provenienti da tutto il mondo, diventando un centro indiscusso di sapori.
La pagina ufficiale di Wikipedia riporta che "l'Accademia Italiana della Cucina e l'associazione Confraternita del Tortellino, hanno depositato a partire dagli anni settanta le ricette ufficiali di alcuni piatti tipici presso la Camera di Commercio di Bologna.
Si tratta di:
- La tagliatella di Bologna
- Ripieno dei tortellini di Bologna
- Ragù bolognese
- Certosino di Bologna
- Lasagne verdi alla bolognese
- Il friggione
- Spuma di mortadella
- Galantina di pollo (o di cappone)
- Cotoletta alla bolognese
- Gran fritto misto alla bolognese".
E per togliersi ogni dubbio sulla natura bolognese di tali piatti, vi invito ad un giro gastronomico per le vie della mia città.
Bologna è una città medievale, che si apprezza particolarmente in autunno, quando i colori caldi e l'intrico delle strade del centro ricordano le atmosfere antiche. Le pietanze, inoltre, sono perfette per il clima freddo. In autunno la città si ripopola di studenti e ricomincia la vita, regolata e sregolata al tempo stesso. Scegliete quindi un giorno soleggiato e fresco d'autunno e cominciate con me il tour dei sapori di Bologna.
Il nostro giro comincia di mattina dal centro del centro. No, non è un gioco di parole: Bologna è una città romana e si sviluppa attorno al cardine e al decumano. Al loro incrocio si trova appunto il centro della città. Il posto più vicino a questo punto è Piazza Maggiore, che come il nome dice, è la piazza più grande della città. Sulla piazza si affacciano numerosi bar storici. A dispetto della loro posizione centrale e della loro fama, questi locali hanno un buon rapporto qualità-prezzo e sono sicuramente il modo migliore per iniziare la giornata con una buona colazione.
Dopo una lauta colazione siamo pronti per camminare un po'. Proprio per la caratteristica pianta romana del centro, le strade sono tutte parallele al cardine e al decumano. Per questo motivo Lucio Dalla afferma che "nel centro di Bologna non si perde neanche un bambino"! Ci dirigiamo quindi sicuri verso la zona del mercato. Qui la natura mediterranea della città prende il sopravvento, e il mercato di Bologna, per quanto piccolo, non ha nulla da invidiare ai mercati delle città di mare. Da piazza Maggiore prendiamo via Pescherie Vecchie, in fondo alla quale si trova appunto un'antica pescheria. Sì, perché a Bologna c'era e c'è tuttora il mercato del pesce! A ricordare la natura fluviale della città. I canali, ora sommersi, che attraversavano la città erano l'anima del commercio bolognese. E' affascinante scoprire gli affacci, recentemente riaperti, su tali canali. Tra via Pescherie e via Clavature si svolge il mercato coperto, dove profumi e colori ricordano i mercati orientali. In fondo a via Pescherie c'è via Marchesana, dove, sulla sinistra, è possibile incontrare antiche botteghe di dolci e spezie e uno dei negozi di salumi più antichi di Bologna: Tamburini. Qui è possibile assaggiare la vera mortadella di Bologna! Svoltando a destra su via Caprarie si arriva ad un antico forno: Atti e figli. Ci troviamo ora in via Castiglione, dove il palazzo della Mercanzia si staglia ad un bivio. Di fianco via Santo Stefano porta ad una delle chiese più interessanti di Bologna. Su questa via si trova anche un famoso ristorante: Il Pappagallo. Elite dei ristoranti bolognesi, qui si cena solo su prenotazione e il costo è proibitivo. Sulla sinistra il simbolo di Bologna: le due torri. Ci arriviamo sotto e giriamo a sinistra su via Rizzoli.
Poiché forse è quasi ora di pranzo, si può pensare a mettere qualcosa sotto ai denti! Vi invito ad armarvi di mappa dettagliata e visitare le altre torri di Bologna (come diceva Carducci: "Surge nel chiaro inverno la fosca turrita Bologna") nell'intrico di stradine tra via Rizzoli e via Righi. E a provare la mensa della Camst in via Indipendenza. Nonostante sia una mensa, i suoi tortellini sono tra i migliori che è possibile provare in città ad un prezzo conveniente! Da provare anche le zucchine ripiene, che io personalmente adoro.
Nel pigro pomeriggio si può tentare un po' di shopping in via Indipendenza e fermarsi a prendere un gelato da Gianni, in via Montegrappa. Oppure proseguire fino in fondo a via D'Azeglio e, girando a destra, comprare dei cioccolatini da Majani, antica cioccolateria di Bologna. Se invece di girare a destra, girate a sinistra vi potete fermare al Bricco d'Oro: una delle migliori cioccolate in tazza di Bologna! Ovviamente se il tempo è adatto… oppure ancora arrivare fino a piazza Galvani e prendere un caffè da Zanarini. Non di più, perché il prezzo non lo consente! In via dell'Archiginnasio si trova un'antica biblioteca, l'Archiginnasio appunto. Vale la pena entrare solo per sentire il profumo dei libri.
Lasciando la tradizione per un po' di modernità, si può prendere un aperitivo nei locali tra il Pavaglione (Archiginnasio) e via Clavature.
E siamo arrivati all'ora di cena, il fulcro della vita bolognese. Innumerevoli i locali per la cena! Tra ristoranti e osterie, antichi e moderni, a Bologna non mancano certo i luoghi dove consumare un'ottima cena. Ed è difficile sbagliare. Per un locale più di classe si può andare in via Oberdan. Ristoranti a prezzo medio si possono trovare in via dei Falegnami. Le osterie, invece si trovano nelle stradine. Famose quelle di via del Pratello, è difficile però trovarvi un menu tipico bolognese. Questo si trova nella famosa Osteria dei Poeti, nell'omonima via, locale favorito dagli artisti (soprattutto musicisti) bolognesi: i prezzi, però, sono un po' più alti che nelle altre osterie. In via Zamboni, zona universitaria, si possono trovare locali dove passare una serata completa: dalla cena al dopocena, come vuole la tradizione del biassanòt bolognese (letteralmente "mangia notte"). Da citare, per gli amanti del jazz, la Cantina Bentivoglio, che associa un menu tipico di qualità e vini preziosi a concerti jazz di valore.
Questa carrellata si chiude qui, a notte fonda, nel centro di Bologna, che spero di avervi fatto venire voglia di visitare prima o poi, per non dimenticarla mai: il vostro palato non lo farà!
Originariamente pubblicato da Mediterraneaonline http://www.mediterraneaonline.eu/it/04/view.asp?id=1617
Originariamente pubblicato da Mediterraneaonline http://www.mediterraneaonline.eu/it/04/view.asp?id=1617
18 maggio 2012
Hai tempo per un caffè?
"Io, per esempio, a tutto rinuncerei tranne a questa tazzina di caffè, presa tranquillamente qua, fuori al balcone, dopo quell'oretta di sonno che uno si è fatta dopo mangiato. E me la devo fare io stesso, con le mie mani. …) Mia moglie non mi onora queste cose non le capisce. E' molto più giovane di me, sapete, e la nuova generazione ha perduto queste abitudini che, secondo me, sotto un certo punto di vista sono la poesia della vita; perché, oltre a farvi occupare il tempo, vi danno pure una certa serenità di spirito. Neh, scusate, chi mai potrebbe prepararmi un caffè come me lo preparo io, con lo stesso zelo... con la stessa cura…”.
Eduardo de Filippo nella commedia "Questi fantasmi".
Eduardo de Filippo nella commedia "Questi fantasmi".
La pausa caffè, niente di più mediterraneo! Sia la pausa che il caffè, intendiamoci. Apoteosi del gusto, apologia della calma. Un buon caffè necessita di studio e pazienza. Non esiste il "caffettino veloce", che eresia! Un buon caffè ha bisogno di passione e dedizione, chiedetelo ad un campano. Per questi motivi, la preparazione, anzi l'arte del caffè richiede tempo.
Tutto il rito va effettuato senza fretta (del resto non esiste anche il detto: presto e bene non stanno insieme? tanto più per il caffè…)
Tutto il rito va effettuato senza fretta (del resto non esiste anche il detto: presto e bene non stanno insieme? tanto più per il caffè…)
Per prima cosa la scelta del caffè: come fa notare lo stesso de Filippo in un'altra commedia (Natale in casa Cupiello) un caffè buono nasce da una miscela buona, perciò bando ai risparmi! Economizzare sul caffè significa rinunciare alla qualità. Ogni tanto regalatevi un piacere in più ed entrate in una torrefazione: il solo profumo che pervade l'aria è un invito all'acquisto. Il caffè macinato fresco e all'istante ha un sapore decisamente diverso. Ovviamente la ricerca, la scelta ed eventualmente la macinatura richiedono tempo. Poi c'è la scelta della macchinetta: qui le voci sono molteplici e dipende molto dal gusto, moca o napoletana? C'è anche chi apprezza di più l'espresso da bar. Io personalmente preferisco il caffè della moca.
Siamo giunti, dunque, al momento della preparazione. Si deve innanzitutto sapere che l'acqua incide sul sapore del caffè: si può usare quella filtrata o quella minerale, ma per me la migliore rimane sempre quella del rubinetto! Sebbene sia ricca di calcare e vari altri minerali, forse proprio questi danno al caffè un bel sapore pieno, anche se purtroppo rovinano la macchinetta. Se si usa la moca, l'acqua deve arrivare alla valvola e poi, un trucco per ottenere un bel caffè saporito e consistente è quello di abbondare col caffè, riempiendo il filtro finché non si forma una montagnetta e ASSOLUTAMENTE evitare di pressarlo successivamente. Infine la cottura: il caffè va fatto salire lentamente, perciò la fiamma del fornello deve essere bassissima. Qualcuno dice che si può alzare all'inizio e abbassare al minimo quando il caffè comincia a salire. Io preferisco tenerla bassa dall'inizio, affinché l'acqua possa bollire con calma e il caffè salga piano piano, senza disperdere l'aroma.
Bene, finita la procedura di preparazione possiamo gustarci il caffè così ottenuto! Anche questo, essendo un rito, ha i suoi tempi. Immaginate un caffè bevuto tranquillamente a casa vostra, magari in terrazza, magari mentre leggete il giornale. Ora immaginate un caffè bevuto di fretta al bar prima di rientrare al lavoro, quale dei due preferite?
Non siamo qui a teorizzare sulle tipologie di caffè, ma ad apprezzare, per una volta, la lentezza di preparazione di un prodotto tipico. Nel mondo della fretta e della frenesia, possiamo e dobbiamo concederci qualche lusso temporale per ritemprare lo spirito e il corpo. Il caffè non è l'unico prodotto della cucina mediterranea che richiede tempi lunghi di preparazione e pazienza. Questo perché per noi sedersi a tavola è un momento importante della giornata, quasi un rituale. Gustare il cibo che è stato preparato con arte dona un piacere impagabile, perciò l'idea di liquidare il pasto in pochi minuti tanto per mangiare non è nella nostra mentalità. Esistono tempi di preparazione e tempi di degustazione imprescindibili. Anche perché spendere tempo per cucinare e mangiare significa dedicare tempo a noi stessi e agli altri: è una forma di generosità tutta mediterranea.
E un po' di egoismo quando ci prepariamo qualcosa di buono solo per noi!
E un po' di egoismo quando ci prepariamo qualcosa di buono solo per noi!
[Pubblicato su http://www.mediterraneaonline.eu/it/04/view.asp?id=1473]
8 agosto 2011
Che casino essere donne!
Ore 16 dell'8 Agosto a Bologna. Fuori: 35°, umidità 100% (condizioni meteo percepite). In casa: 80°, niente sudore perché evapora prima di uscire!
Non vedo il mio uomo da 8 giorni. Rientro a Bologna per vederlo stasera. Previdente, prendo il treno alla mattina, in modo da essere a casa per l'ora di pranzo e avere tutto il pomeriggio per prepararmi. E infatti il treno ha più di un'ora di ritardo. Così arrivo trafelata a casa alle 14. Valigia pesantissima.
Il ciclo, in ritardo di 4 giorni, arriva con precisione sistematica stamattina.
MA IO RESTO CALMA.
Afflitta da caldo, mal di testa, nausea, mal di pancia e stanchezza, comincio a pensare alle cose da fare. Il mio bimbo si merita una cenetta per festeggiare il suo compleanno. Ma ovviamente il supermercato che è sotto casa è chiuso per rinnovo locali.
Sono le 16.15. Queste le cose da fare: spesa, doccia con capelli (e uomini... è molto diverso con e senza lavare i capelli!), depilazione quasi totale, preparare la cena, preparare la tavola.
E sarebbe carino che io accogliessi il mio uomo pulita, fresca, profumata, riposata e anche un po' entusiasta. Ovviamente con la cena pronta.
Ora, ditemi voi se non è difficile essere donne!
Non vedo il mio uomo da 8 giorni. Rientro a Bologna per vederlo stasera. Previdente, prendo il treno alla mattina, in modo da essere a casa per l'ora di pranzo e avere tutto il pomeriggio per prepararmi. E infatti il treno ha più di un'ora di ritardo. Così arrivo trafelata a casa alle 14. Valigia pesantissima.
Il ciclo, in ritardo di 4 giorni, arriva con precisione sistematica stamattina.
MA IO RESTO CALMA.
Afflitta da caldo, mal di testa, nausea, mal di pancia e stanchezza, comincio a pensare alle cose da fare. Il mio bimbo si merita una cenetta per festeggiare il suo compleanno. Ma ovviamente il supermercato che è sotto casa è chiuso per rinnovo locali.
Sono le 16.15. Queste le cose da fare: spesa, doccia con capelli (e uomini... è molto diverso con e senza lavare i capelli!), depilazione quasi totale, preparare la cena, preparare la tavola.
E sarebbe carino che io accogliessi il mio uomo pulita, fresca, profumata, riposata e anche un po' entusiasta. Ovviamente con la cena pronta.
Ora, ditemi voi se non è difficile essere donne!
27 maggio 2011
It was only a dream...
Poi un giorno all'improvviso ti accorgi che è tutto finito. Come un brusco risveglio, ti lascia l'amaro in bocca, un senso di frustrazione e la voglia di riaddormentarti. Ricadere in quel torpore cocciuto e ostinato in cui ti eri rifugiata fino ad allora.
Ma è mattina, è ora di alzarti, darti una mossa, perché la vita non è finita. Come dicono gli americani it's not over till it's over! Lo sai benissimo, ma la pressione ti schiaccia al suolo e non hai la spinta per alzarti e affrontare quella che ormai è una realtà più che evidente. Ti sei crogiolata nei tuoi sogni giovanili fino ad oggi e ti scopri ultratrentenne senz'arte né parte, senza aver combinato un cazzo nella tua vita, a parte rincorrere un'aspirazione impossibile. Le tue mille idee, le tue innumerevoli capacità, il tuo "talento", la tua intelligenza... tutto sprecato! e forse avresti potuto fare qualcos'altro che ora è troppo tardi per fare...
E' ora di crescere, hai capito? la verità lampante ti scuote come una tempesta... chiudere le utopie in un cassetto e buttare via la chiave! nel tentativo di consolarti gli amici ti rendono ancora più amara la sorpresa... forse non era il tuo destino, forse non era la tua strada, può darsi che scoprirai che è un'altra... NO. Onestamente no. Non era un'altra, è solo che il destino ha voluto che questa strada per me fosse bloccata. Colpa mia? Chissà, forse in parte, forse non ci ho creduto fino in fondo, forse non sono stata abbastanza scaltra, abbastanza volenterosa, abbastanza convinta. O forse semplicemente non ho avuto fortuna. Come tanti.
E così mi scuoto la polvere dalle scarpe, abbandono la nave prima che affondi e mi volto verso la nuova meta... quale? Lo sconforto mi assale... una morsa di ansia e depressione... chi sono? cosa so fare? cosa vorrei fare? cosa HO VOGLIA di fare? Attendere l'illuminazione divina non è di aiuto. Pensare, in questo stato d'animo, è difficile. Quello che è facile è sentire il peso del fallimento. Non ce l'ho fatta, mi dispiace. Mi dispiace per tutti quelli che come me ci hanno creduto. Ora non ci crede più nessuno... mi trascino in quel che resta di questo sogno sbiadito...
Ricominciare. Prima o poi me ne farò una ragione. Prima o poi...
"Oh Lord, I pray you give me strength to carry on
'cos I know what it means to walk along the lonely street of dreams.
Here I go again on my own
goin' down the only road I've ever known.
Like a drifter I was born to walk alone.
An' I've made up my mind, I ain't wasting no more time. "
'cos I know what it means to walk along the lonely street of dreams.
Here I go again on my own
goin' down the only road I've ever known.
Like a drifter I was born to walk alone.
An' I've made up my mind, I ain't wasting no more time. "
27 febbraio 2011
Ancora una volta partire...
Sono felice di una felicità sommessa. Una felicità in background che mi scalda il cuore. Sono triste. Triste perché devo partire, come al solito. Il cuore si lacera ogni volta e le ferite sono sempre più profonde. Partire. Ogni volta una tortura.
Ogni volta lascio qualcosa di più importante: la mia famiglia, la mia città, il mio amore... la mia vita è qui e io la vivo da un'altra parte. E ancora una volta mi interrogo sul senso di questa scelta. E' veramente così importante inseguire un lavoro, quando comporta la rinuncia alla vita?
Sono felice amore mio, felice che ci sia tu nella mia vita. E sono triste amore mio, triste perché vorrei recuperare il tempo perso senza conoscerci, ma un treno, ancora una volta, mi porterà via... via da te e dal tuo abbraccio. Ha senso tutto questo?
12 febbraio 2011
Mamma
Mamma, tu che sei il mio cuore e la mia anima
Mamma, tu che soffri e gioisci insieme a me
Mamma, che ti ho delusa tante volte
Mamma, che non smetti di preoccuparti e non lo farai mai
Mamma, che quando te ne andrai porterai via un pezzo di me
e non ci sarà più nessuno che me lo riporterà
Mamma, che prego Dio quel momento sia lontano
e che mi dia la forza di superarlo
Mamma, tu che vuoi il mio bene ma non sempre è quello che pensi tu
Mamma, che non sono mai riuscita ad essere come te
e mai ci riuscirò
Mamma, che sei forte come la roccia
e fragile come un fiore
Mamma, che ti amo incondizionatamente
e la cosa più bella che mi hai insegnato è l'amore
Mamma, che mi capisci con uno sguardo
ma non mi conosci per niente
Mamma, che sei così diversa da me
eppure siamo così uguali
Mamma, che ti ho visto piangere solo 2 volte
Mamma, che ti ho visto disperata tante volte
Mamma, che amavi tua madre come io amo te
e che hai perso un pezzo di vita quando lei se n'è andata
Mamma, io ci sarò sempre anche se non ti sembrerà
Mamma, io ti vorrò sempre bene
perché sei mia Madre.
Mamma, tu che soffri e gioisci insieme a me
Mamma, che ti ho delusa tante volte
Mamma, che non smetti di preoccuparti e non lo farai mai
Mamma, che quando te ne andrai porterai via un pezzo di me
e non ci sarà più nessuno che me lo riporterà
Mamma, che prego Dio quel momento sia lontano
e che mi dia la forza di superarlo
Mamma, tu che vuoi il mio bene ma non sempre è quello che pensi tu
Mamma, che non sono mai riuscita ad essere come te
e mai ci riuscirò
Mamma, che sei forte come la roccia
e fragile come un fiore
Mamma, che ti amo incondizionatamente
e la cosa più bella che mi hai insegnato è l'amore
Mamma, che mi capisci con uno sguardo
ma non mi conosci per niente
Mamma, che sei così diversa da me
eppure siamo così uguali
Mamma, che ti ho visto piangere solo 2 volte
Mamma, che ti ho visto disperata tante volte
Mamma, che amavi tua madre come io amo te
e che hai perso un pezzo di vita quando lei se n'è andata
Mamma, io ci sarò sempre anche se non ti sembrerà
Mamma, io ti vorrò sempre bene
perché sei mia Madre.
25 gennaio 2011
sole
Oggi c'è il sole. Vorrei stendermi su un prato e godermi questa giornata. Il freddo non avrebbe importanza... vorrei venirti a prendere e portarti via... annullarci in questa giornata serena. Vorrei che il sole cancellasse tutti i pensieri e i problemi, che illuminasse le nostre vite come fa con la terra.
Oggi c'è il sole e io vorrei potermelo godere senza fare né pensare. Vorrei non dover partire. Non essere su questo maledetto treno. Non essere stanca, annoiata, svogliata, preoccupata, impegnata.
Vorrei sedermi e guardare il sole. E che mi stordisse di ottimismo, mi infondesse la fiducia che tutto andrà bene, che non sbaglierò, che tu non sbaglierai. Vorrei che mi togliesse l'ansia e la paura, che mi pervadesse di serenità. Vorrei sognare un sogno vero. E non svegliarmi più.
Oggi c'è il sole e io vorrei potermelo godere senza fare né pensare. Vorrei non dover partire. Non essere su questo maledetto treno. Non essere stanca, annoiata, svogliata, preoccupata, impegnata.
Vorrei sedermi e guardare il sole. E che mi stordisse di ottimismo, mi infondesse la fiducia che tutto andrà bene, che non sbaglierò, che tu non sbaglierai. Vorrei che mi togliesse l'ansia e la paura, che mi pervadesse di serenità. Vorrei sognare un sogno vero. E non svegliarmi più.
23 dicembre 2010
Per un amico
E' un attimo. E tutto cambia. La tua vita gettata via come uno straccio, il cuore si spezza e non trovi più un senso. Muori un po' anche tu. Muore dentro di te quella luce e quella speranza che ti aiutava a trascinarti attraverso questa vita, così difficile, così tormentata, così bella, così brutta.
E' un attimo. E tutto si spezza. Fragili, come siamo fragili! Non hai più lacrime... ti senti perso...
E' un attimo. Trovare un appiglio, un senso, qualcosa che ci consenta di andare avanti. Per noi e per gli altri, per chi resta e per chi se n'è andato. Perché la vita è una ed è breve.
Un abbraccio amico mio.
20 dicembre 2010
Vuoto
Vorrei riempire questo vuoto... questo senso di vertigine... vorrei scacciare quest'assenza... non ci riesco.
Cerco un appiglio... e scivolo... implodo... il vuoto si espande e mi risucchia mentre cerco disperatamente di chiudere la voragine.
Aiuto! grido disperata, ma nel vuoto, si sa, il suono non passa.
1 novembre 2010
Le mie colline
Non mi sembrava che fosse autunno. Fino a quando non ho visto le mie colline.
Gli alberi laggiù hanno preso quei colori caldi, tipici della stagione. E' un tripudio di giallo, rosso e arancio, con qualche spruzzata di verde ormai scuro. Le foglie cadono sotto il vento sferzante, in un turbinio, una danza convulsa. E a terra c'è un tappeto caldo e morbido.
Le mie colline scendono dolci nelle valli, sotto una pioggia fitta e densa. Non sembrava autunno, finché gli occhi non si sono riempiti di questo paesaggio. E il cuore ha perso un battito. Come potrei riuscire a farti provare l'amore immenso che ho per quella terra, per quei boschi e quei campi? E' un sentimento che provo ogni volta, ad ogni stagione, lo stupore si rinnova e cresce. Vorrei farti vedere e sentire quello che vedo e sento io. Loro, le mie colline, ci saranno sempre. Coi loro colori autunnali, a ricordarmi che il tempo passa, ma la meraviglia no.
27 ottobre 2010
autunno
Ancora una volta quel profumo di camino. Esco nell'aria fresca della sera autunnale, inspiro profondamente e quell'odore di legna bruciata mi riempie i polmoni. Sembra Natale. Mi immagino il profumo delle castagne. Ancora una volta la mente vaga tra ricordi e sogni. E non sa più cos'è vero. E' una sera strana. Mi sento malinconica e serena al tempo stesso. Vorrei essere leggera come una piuma e volare sopra i tetti, spiare la gente che cena nelle case calde. Vorrei essere un gatto davanti al camino e guardare le fiamme che danzano. Vorrei essere le fiamme del camino e danzare quel sabba infernale insieme a loro.
Inspiro forte ancora questo profumo di casa, ricordo di tempi antichi. Ed entro.
31 agosto 2010
E tu.
Tu con quegli occhi tristi su un volto allegro,
tu che hai i capelli bianchi a quarant'anni,
tu che non mi guardi perché ti vergogni,
tu che una volta hai fatto una scelta, e ora forse te ne penti.
Tu, che hai sempre pensato a te stesso,
e sei quello che ha sofferto di più.
Sì, tu che non hai capito di cosa avevi bisogno,
e sei andato avanti per inerzia.
Tu che mi racconti di tempi lontani,
perché del presente non c'è niente da raccontare.
Tu che sei circondato ogni giorno da un sacco di persone,
eppure ti senti solo.
Tu che non hai ancora comprato una casa,
perché non sai dove vuoi stare.
Tu sei seduto qui davanti a me e mi racconti la tua vita...
E io non so cosa rispondere, perché io quello che hai vissuto tu,
non lo so.
E tu mi parli di naufragi perché ti senti naufragare,
portato alla deriva da una vita di scelte sbagliate,
ma non è finita.
Io vorrei dirti che c'è ancora tempo per cambiare,
ma tu scappi, davanti a me, come hai fatto per tutta la vita.
tu che hai i capelli bianchi a quarant'anni,
tu che non mi guardi perché ti vergogni,
tu che una volta hai fatto una scelta, e ora forse te ne penti.
Tu, che hai sempre pensato a te stesso,
e sei quello che ha sofferto di più.
Sì, tu che non hai capito di cosa avevi bisogno,
e sei andato avanti per inerzia.
Tu che mi racconti di tempi lontani,
perché del presente non c'è niente da raccontare.
Tu che sei circondato ogni giorno da un sacco di persone,
eppure ti senti solo.
Tu che non hai ancora comprato una casa,
perché non sai dove vuoi stare.
Tu sei seduto qui davanti a me e mi racconti la tua vita...
E io non so cosa rispondere, perché io quello che hai vissuto tu,
non lo so.
E tu mi parli di naufragi perché ti senti naufragare,
portato alla deriva da una vita di scelte sbagliate,
ma non è finita.
Io vorrei dirti che c'è ancora tempo per cambiare,
ma tu scappi, davanti a me, come hai fatto per tutta la vita.
25 agosto 2010
Il mare
Seduta sulla riva osservo il mare.
Quel mare infausto che portò via il figlio di Padron 'Ntoni. Quel mare bello che si infrange sulle rocce bagnando i miei fogli. Scrivo a mano, riscopro questo piacere. Piegata in 2 su questo foglio ricavato, alzo la testa e vedo il mare. Aperto. Dopo quegli scogli laggiù non c'è più terra, solo il mare. Azzurro, immenso, si perde all'orizzonte e tra poco si confonderà col cielo in un crepuscolo rosa e argento.
E intanto penso a questo mare cantato dai poeti e dagli scrittori. A questo mare cattivo che mi fa paura. A questo mare subdolo che mi incanta col suo sciabordio.
Più ti guardo e più ti amo, mare. So che mi mancherai tutto l'inverno. Lasciarti è sempre una pena. Io, nata e vissuta lontano dal mare, vorrei ogni giorno perdere lo sguardo tra le onde all'infinito. Mi riempio gli occhi di questo azzurro, mi riempio l'anima della pace e della calma che solo guardarti mi sa dare. E spero di portarne un po' nel cuore, per affrontare l'inverno senza di te, mare.
Quel mare infausto che portò via il figlio di Padron 'Ntoni. Quel mare bello che si infrange sulle rocce bagnando i miei fogli. Scrivo a mano, riscopro questo piacere. Piegata in 2 su questo foglio ricavato, alzo la testa e vedo il mare. Aperto. Dopo quegli scogli laggiù non c'è più terra, solo il mare. Azzurro, immenso, si perde all'orizzonte e tra poco si confonderà col cielo in un crepuscolo rosa e argento.
E intanto penso a questo mare cantato dai poeti e dagli scrittori. A questo mare cattivo che mi fa paura. A questo mare subdolo che mi incanta col suo sciabordio.
Più ti guardo e più ti amo, mare. So che mi mancherai tutto l'inverno. Lasciarti è sempre una pena. Io, nata e vissuta lontano dal mare, vorrei ogni giorno perdere lo sguardo tra le onde all'infinito. Mi riempio gli occhi di questo azzurro, mi riempio l'anima della pace e della calma che solo guardarti mi sa dare. E spero di portarne un po' nel cuore, per affrontare l'inverno senza di te, mare.
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